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Agosto 28, 2008

WWW FIGA CAZZI

Archiviato in: 2.0 — Tag:, , — kekko @ 10:58 am

Agosto 27, 2008

ASCOLTO MUSICA TUTTO IL GIORNO PARLO È FICHISSIMO

Archiviato in: statements — Tag:, , — kekko @ 10:27 am

Francamente l’unica cosa FICHISSIMA è che a fare l’una e l’altra non rischi di finire in galera. Per il resto dovresti metterti d’impegno e considerare l’idea di dare una svolta alla tua vita. Prima cosa, limitare l’ascolto di musica alle sole ore di veglia. Ma potresti fare di più e staccare la musica a pranzo e a cena, quando stai cacando e mentre ti masturbi (una persona che ho conosciuto recentemente sostiene che cacare e farsi le pippe siano gli unici due momenti di privacy che ci sono rimasti). Più in generale la mia idea in merito è che le persone che si fanno di musica in modi così poderosi tendono a svilire il proprio paradigma esistenziale intorno a dischi, musicisti e generi e ad elucubrare su tali minchiate fino al punto di creare ex-novo una tassonomia talmente del cazzo che ad aprir bocca in merito rischia di farsi regalare una camicia di forza anche dai passanti. Così come “parlare”, ad ogni costo e per puro parlare’s sake senza cura di ciò che si dice e come lo si dice, non ci sembra esattamente uno degli sport più spettacolari in terra. Anche se, epistemologicamente parlando, c’è da dire che tale attitudine supera brillantemente l’impasse dell’eterna lotta tra forma e sostanza, il cui principale interesse come sappiamo è che permette di sfottere i letterati che s’impantanano su tale dicotomia, facendo spallucce e parlando semplicemente. Sospetto tuttavia che un approccio puramente incrementale all’atto del parlare possa creare problemi agli ascoltatori, che sono supposti dover capire qualcosa di ciò che dici, per non parlare degli scompensi di lungo periodo provocati dalla forzata astinenza dai rapporti umani che consegue logicamente alla tua incapacità di stabilire un dialogo, e che potrebbero sfociare in una psicosi ancora più aggravata di quella che ti porta a cercare ascolto musica tutto il giorno parlo è fichissimo su Google. In fin dei conti credo la chiave possa essere una sorta di conciliazione dialettica utilitaristica alla John Stuart Mill, senza dover per forza sfociare nel minimal ad ogni costo (che va ancora di moda, ma è un pacco).

Pescato da Valido su Valido TV, come sempre una miniera. Sospetto sia una specie di citazione libera da Kill Bill 2, ma non giustifica.

Agosto 24, 2008

CHI SA SPIEGARE IL SUCCESSO DI FRANCESCA SENETTE?

Archiviato in: domande — Tag:, , — kekko @ 3:56 pm

Francesca in persona sa spiegare se stessa con una certa eloquenza, annunciandosi con un sito ufficiale dinamico e divertente che snocciola in apertura una serie di features elencate dalla stessa Francesca in prima persona e –se vogliamo- piuttosto confusionarie nel mixare sostantivi ed aggettivi senza soluzione di continuità. Purtroppo non potrei dire di essere un fan di vecchia data di Francesca Senette, per evidenti ragioni di contesto (leggo essere Francesca uscita allo scoperto come presentatrice del TG4, e non sono un cultore enciclopedico di tale testata –eccezion fatta per certi exploit di Emilio Fede). L’irresistibile ascesa della commentatrice di Tradate (VA), in ogni caso, ha il profumo di una nobile esperienza di gavetta e sudore: otto anni alla corte di Emilio dopo essere stata da lui notata ad Antenna 3. Per un totale di una decina di anni e passa, suppongo, prima di vivere un successo in solo come futura commentatrice dei cazzi altrui in un seminuovo format televisivo che da settembre inizierà ad andare in onda al posto dell’Italia Sul Due (sempre che io abbia capito bene). Una storia un po’ DIY, aiutata da un certo grado di fortuna ma sostenuta con un alacre lavoro di difesa della propria posizione e del proprio rango. Se lo chiedete a me, insomma, al primo impatto Francesca sembra essere dotata di quel fascino perverso della non-più-ragazza che si è fatta da sé e non deve chiedere mai, ed ha pure le palle di non nascondere la propria incompetenza in materia di Kierkegaard e porno (due materie di cui non so un cazzo nemmeno io, per cui la giustifico) mettendo in streaming nel proprio sito ufficiale uno scherzo a lei fatto e che trovate anche –in alternativa- su youtube. Brillante esempio di dinamismo ed inquadramento, probabilmente necessario alla sopravvivenza all’interno dei canoni televisivi del nuovo millennio e funzionale ad esaltare la figura professionale più classica e se vogliamo accademica di giornalista, presentatrice, madre e cultore della materia in Comunicazione Pubblica e Istituzionale, Scienze della Comunicazione all’università Statale dell’Insubria di Varese. E ammetto di essere su questo particolare punto un poco invidioso nei suoi confronti: io non sono stato nominato cultore della materia in niente, non che abbia interessi di alcun tipo ma mi farebbe piacere che un giorno qualche istituto di istruzione superiore –magari di antica costituzione- mi faccia l’onore di tale titolo personale, nella prospettiva di una cerimonia in pompa magna potrei bypassare il mio disprezzo per l’accademia e farmi invitate. Comprendo comunque il dubbio di chi pone la domanda: in fin dei conti lo stile di Francesca NON È quello della classica superfiga gerontofila da operetta immorale che si suppone affollare certi ambienti del giro Mediaset, con un quoziente intellettivo non tracciabile e il solo talento intellettuale di saper indovinare l’ammontare del conto in banca di un maschio dal taglio di capelli. L’unica cosa che Francesca Senette ha in comune con loro è un aspetto fisico del tutto rilevante. Nella vita, tuttavia, è sposata ed ha una figlia che chiama per nome in un sito pubblico, cosa che fa molto focolare domestico e la mette in pole position nell’indice di gradimento delle casalinghe (il principale target di una trasmissione che discetta dei cazzi della gente il pomeriggio di RaiDue). Il fascino del marito, in aggiunta, rischia di far sembrare Francesca una donna di tutti i giorni (ma non dovete credere a me): di nome Marcello Forti, di mestiere imprenditore di spicco della ristorazione milanese bene (cioè un magnate del magnà), uomo di appena un paio d’anni più vecchio di lei ma con le idee già chiare. Gentiluomo di rango, e sostenitore di una nuova idea di ristorazione più dinamica e fashionable. Lo scopro protagonista di una bonaria invettiva contro i camerieri ciccioni in un’intervista de Il Mangione, ed indiretto responsabile di una diatriba all’interno del forum dello stesso portale. Come a dire uno che non te la manda a dire, un pater familias dei bei tempi andati che esalta il mio culto della personalità rendendo quasi nulla la mia gelosia per il fatto che sua moglie sia quasi mia coetanea ed assoltamente fidanzabile –se non fosse per il fatto che limito le mie frequentazioni varesine al minimo indispensabile. Se volete un altro argomento, nel menu online di uno dei ristoranti di mr. Forti sono citati proverbi in dialetto milanese tipo tegnì un oeucc al fat e l’olter a la padella o la bucca lè minga straca se la sa nò de vaca, che non so tradurre al 100% ma già amo alla follia. Ed è tutto rispetto che per transfert va a posarsi sulla figura di mrs. Senette.
A completare il quadro di una figura dinamica ed attenta, il riferimento nel sito di Francesca ad un blog –purtroppo al momento inesistente- incentrato su stile e tendenze, altre due cose di cui non so una sega ma che mi interessano in linea di principio. Del blog sappiamo solo attraverso il link che si chiamerà Birkin, come la tipa che si scopava Gainsbourg negli anni del primo appannarsi delle prestazioni, e che cita un maitre à penser del pret à porter come Coco Chanel per dare da subito il tono giusto e scarsi dubbi sul fatto che i contenuti dello stesso saranno rilevanti. Se mi manda una mail con il Feed RSS, magari, facciam prima.

brullonulla fornisce la chiave e cambia host.

Agosto 20, 2008

APPELLATIVO PER CHI HA LE ASCELLE SUDATE

Er Fontanella, Lochness, L’Idraulico, Laghetto, Master Melma, Stagno e Ollio, Idrovora, Fabbisogno, Retefognaria, Macchianera (da non confondere con l’omonimo blogghe), Lavaindossa, Aquaman, Igrometro, Gatorade, Foresta Pluviale, Waterworld, Ashellac, San Piero in Bagno, AsciugoniRegina, Boiling Point, Vapore Acqueo, Ansa Valliva, Arno, Draga, Er Pozza, Vajont, Idratante, Martini Dry, Rafting, Cascata delle Marmore, Vaporella, Vaporidis, Chi Pezza Non Puzza, Poltergeist, Ectoplasma, David Cronenberg, Gene Kelly, Apnea, Waimea, Spalla Cotta, Poseidone, Terme di Caracalla, Bolletta dell’Acqua, Traspirello, RiccioDiMare, Sudoku, CalottaPolare, Titanic (o anche LeonardoDiCaprio), Niagara, Scottex, Pampers, Mondi Sommersi o Il Mio Corpo Che Cambia o anche solo PieroPelù, Curling, Carolina Kostner, Ombromanto, Litro, John Fonte, Simo (solo se il suo nome di battesimo è Simone o Simona).

la chiave l’ha trovata manuela.

Agosto 18, 2008

LOTTATORE DI WRESTLING PIÙ SCARSO

Archiviato in: guinness — Tag:, , — kekko @ 10:26 am

Io, negli anni in cui lo praticavo (dai cinque ai sette). Nei paesi di provincia ci si diverte così: ci si incontra tra vie e si sfodera i propri campioni scommettendo nient’altro che il proprio orgoglio sulle lotte. Far combattere i campioni di wrestling delle vie di un paese negli anni delle scuole elementari è la versione contemporanea di mettere gli storpi su un palco a ballare nel medioevo. In sostanza il campione è il ragazzino più piccolo e gracile della via, viene portato in trionfo all’incontro, dotato di una strategia e messo di fronte ad un altro ragazzino piccolo e gracile, grossomodo della stessa età. La mia divisa da combattimento era un grembiule di mia madre, messo a mo’ di mantello. La tecnica che mi suggerivano era quella di schienare l’altro prima che l’altro schienasse me. Schienare, scoprii, era far toccare le spalle dell’avversario per terra e tenerlo lì per tre secondi. Che era lo scopo del gioco: una tattica molto fine e ragionata. Naturalmente la tattica in questione non teneva conto della mia stazza, piuttosto ridotta di quei tempi e scarsamente sintomatica del successivo ingigantirsi delle mie ossa e della mia trippa fino al peso odierno; e certamente potrei accusare i miei amici dell’epoca (ragazzi più grandi e più cool di me) di avere un senso adattivo piuttosto limitato per quanto riguarda i consigli sul come gestire il lottatore avversario una volta compresa la sua tecnica di combattimento. Da un punto di vista macro, comunque, era un grande esempio di civiltà: le due vie si sfidano ad un gioco onesto e dotato di regole per sapere chi è il più cazzuto, senza far volare scapaccioni in dieci contro dieci. Dal punto di vista mio era un discreto pacco, invece: significava in sostanza farsi il culo agli allenamenti (gli allenamenti erano una cosa tipo torture cinesi, a cura di certe bambine, supervisionate da uno del giro: correre a piedi nudi sulla ghiaia, fare le flessioni con le bambine sopra, dare pugni ai muri e simili amenità), farsi fare il culo al campetto il giorno dell’incontro e farsi fare il culo dai tuoi amici più grandi perché avevi buttato via l’onore della via. Ricordo tre o quattro incontri, in genere con lo stesso bimbetto che mi schienava regolarmente. L’unica volta in cui sfiorai la vittoria riuscii a tenerlo schienato per due secondi, poi si rialzò. Quella particolare volta fu molto divertente perché il più grande fra di noi accusò l’arbitro di aver contato troppo lentamente e finì a botte dieci contro dieci mentre il mio avversario frignava per finire il combattimento regolare. Arrivato alla seconda o terza elementare era diventato inverosimile mettersi a fare i combattimenti, anche perché dopo un po’ la sfiducia dei tuoi lascia il segno e le vie avevano smesso di beccarsi tra loro. L’unico altro torneo di wrestling a cui partecipai fu una cosa organizzata in prima media per un capodanno, e fu una delle ultime volte in cui mi capitò di subire angherie da parte dei miei compaesani -iniziarono a pestarmi i compagni di classe di altri paesi, gente tosta, e un paio di compaesani che volevano entrare nel loro giro. Ma in quest’ultimo caso non era wrestling, erano più che altro botte in freestyle. Assodato che non avevo riportato danni cerebrali, decisi di portare a casa il risultato, concentrarmi su altro e perdere il giro degli incontri di wrestling. L’unico altro mio contatto fu verso i 17, quando era praticamente impossibile avere conversazioni con i coetanei eccezion fatta per tre argomenti:
1 la ragazza che ci saremmo fatti di più tra quelle che tutti conoscevamo e non l’avevano mai data a nessuno di noi
2 la miglior combinazione marmitta/ cilindro/carburatore per truccare una vespa 50
3 il più cazzuto tra i protagonisti degli incontri di wrestling commentati da dan peterson il sabato pomeriggio.
La risposta al quesito 1 e 2 è naturalmente irrilevante. La risposta al 3 è fumosa, io preferivo di molto Undertaker l’unica volta in cui lo vidi per dieci minuti prima di concludere che fosse un programma noiosissimo con una colonna sonora di merda, molti altri erano per Diesel o Razor Ramon, e uno per quel ciccione giapponese che si cagava addosso quando vedeva Undertaker. Chi fosse il più scarso francamente non è mai saltato fuori, e sono convinto che il quesito che tu poni riguarda incontri di wrestling avvenuti 15 anni dopo quelli a cui assistetti io. Nel caso specifico non posso aiutarti. Mi dispiace.

su 940 la chiave di ricerca.

Agosto 6, 2008

ESISTE UNA VIA DI MEZZO TRA DARK E NORMALI?

Archiviato in: domande — Tag:, , — kekko @ 10:25 am

Sì, si chiama caffelatte. A parte le celie che una domanda talmente stupida può generare in gente agguerrita come ad esempio chi scrive, occorre che specifichi cosa intendi per dark e normale quando le metti a raffronto. È facile infatti incappare in una concezione vagamente aristotelica di normalità, che tenda a collocarla grossomodo a metà di uno spettro delimitato da due caratteri estremi. “Che la virtù etica è dunque una via di mezzo, e come lo è, e che è via di mezzo di due vizi, uno per eccesso, l’altro per difetto, e che è tale per il fatto di essere tendente al giusto mezzo che ha luogo nelle passioni e nelle azioni, è stato sufficientemente detto” (l’ho trovata qui). Nel caso specifico, insomma, potrebbe volersi dare che persona “normale” è chiunque sia più o meno distante tanto dal concetto di darkettone preso male dalla vita e con la foto di Rozz Williams al posto del crocifisso in cameretta, quanto dalla ventunenne euforica con il lecca lecca ed il poster di Napoleon Dynamite. Il che significa che nel caso concreto stai cercando uno stile dark per tre quarti, il che significa una specie di poeta maledetto con tendenze suicide ma che sappia sciogliersi di fronte all’incredibile poesia di un’alba sul mare, almeno una maglietta gialla nel guardaroba e cazzi del genere. Ti invito comunque a considerare che quasi tutti noi abbiamo un lato oscuro, e questo mi dà comunque da pensare rispetto a quella che sospetto sia la tua attitudine, vale a dire l’arrogante definire “normale” uno stato mentale che esuli del tutto qualsiasi sfumatura riconducibile al concetto di “dark”. Rather be peripatetico than indiepopper, per dirla alla Kurt Cobain.
Comunque sono problemi tuoi. Visivamente esiste un’intera gamma di vie di mezzo tra “dark” e normale, pensa solo alla maschera di luminosità di Photoshop, al fatto che puoi tirare la tapparella della tua finestra a metà o a un quarto, al crepuscolo, al grigio metallizzato e ai tatuaggi scoloriti. Parlando di fashion una discreta via di mezzo tra dark e normale è pantaloni aderenti di latex con anfibione nero, cintura piena di borchie e catene, camicia Benetton rosa con un bottone slacciato, barba di due giorni, berretto New York Yankees e Flik Flak al polso. Contemporaneo, pregno, street, dinamico. Magari prova qualche accostamento con il Gira La Moda.

pescato da Colas nei referrer di stereogram.

Agosto 5, 2008

COSA POSSO DISEGNARE?

Archiviato in: domande — Tag:, , , — kekko @ 2:54 pm

La Cappella Sistina. Fai una ricerca su google immagini, trovi una bella immagine grande, la salvi e la apri con photoshop, la trasformi in scala di grigio, magari gli fai pure un bell’effetto spatola (una cosa leggera se c’è modo), aumenti abbestia i contrasti e la stampi. Poi la ricalchi con un pennarello nero a punta grossa e te l’appendi in soggiorno.

(post corto ed autogenerato. Qualcuno lo sta cercando in questo momento, magari stasera ha altro da fare…)

Agosto 3, 2008

COSA POSSO FARE QUANDO NON C’È NIENTE DA FARE?

Archiviato in: domande — Tag:, , , , — kekko @ 10:00 am

Questo è il tipico esempio di usare Google in modalità ultimate resource. La risposta comunque è NIENTE. Scusa se te lo dico così, ma se le definizioni che usi sono stringenti e puntuali il senso della frase è chiaro ed inequivocabile. Non c’è niente da fare e quindi non puoi fare niente. Quello su cui comunque dobbiamo davvero discettare quanto prima è la reale possibilità che esistano situazioni in cui non ci sia davvero nulla da fare, rimanendo nella sfera della normalità e dell’esistenza: a titolo di esempio mi ero figurato una situazione di assoluta immobilità, tipo venire legato e seppellito nel bel mezzo del deserto del Sahara con solo la testa fuori, in attesa di morire per un’insolazione o quel che è. Ma ho pensato che anche in quel caso, tanto per dirne una, puoi metterti a sbattere i denti in maniera ritmica cercando di diventare abbastanza bravo da assegnare un suono diverso ad ogni dente che sbatte sull’altro e riuscire a simulare quasi alla perfezione una batteria –magari affinando la propria abilità nel corso del tempo cercando di imparare con i denti delle tracce di batteria sempre più complicate. Se riescono a liberarti dalla situazione puoi andare anche a uno di quei programmi tipo la Corrida a suonare la batteria jazz con i denti, e magari concedere qualche intervista raccontando la tua storia di sopravvivenza attraverso l’arte alla Antoine De Saint-Exupery. Parlando di esperienze personali, l’unico momento della vita in cui mi sono trovato in una situazione simile che ricordo, a parte le visite dal medico (ma spesso puoi trovare in sala d’aspetto riviste di gossip vecchie di due anni), è stato una volta mentre con un amico mi sono trovato ad attenderlo in bici davanti a casa di un tizio da cui doveva comprare un joystick. In buona sostanza me ne sto lì, dice che ci mette due minuti e invece rimane dentro un’ora. Così, senza nulla in tasca né niente, decido di impiegare il tempo libero a cercare di imparare a sputare come un vero uomo. Sai quel modo pauroso di sputare come quelli che masticano tabacco, a getto d’acqua. Mi metto a produrre saliva e ne mollo uno, ma non mi soddisfa. Così riprovo. Nel frattempo ne sparo uno un po’ più piccolo. Dopo un po’, visto che non riesco a sputare a getto in maniera soddisfacente (anche perché se sputi trenta minuti a fila ti rimangono solo delle sacche di saliva totalmente insufficienti), provo a disegnare alcune costellazioni. Quand’ero ragazzino le conoscevo tutte, adesso riesco solo a ricordare cassiopea orione e i due carri. Comunque cerco di riproporle in una condizione dinamica, con il dragone che passa in mezzo agli altri e tutto quanto. Sono abbastanza avanti nell’opera, fermo restando che per un paio di stelle ho sbagliato clamorosamente la mira, quando il mio amico torna. Guarda per terra sconvolto e non nasconde l’approvazione: avevo coperto qualcosa come tre metri quadri con la mia saliva. E valeva anche come rimprovero per il tempo che aveva impiegato. Tanto per dirne una.
In ogni caso, sono convinto che nel dire “non c’è niente da fare” ti riferisci ad una serie di situazioni in cui semplicemente non stai studiando né lavorando e papà non ha tempo per portarti a Gardaland né niente. In questo caso suppongo dipenda dal budget a tua disposizione, ma per queste specifiche condizioni l’umanità ha inventato modi di passare il tempo chiamati, appunto, passatempo. Vale a dire un’attività qualsiasi, possibilmente animata da una logica incrementale. Perlopiù inutile, anche se magari non esplicitamente dannosa (alcuni miei amici da piccoli passavano i pomeriggi ad incendiare benzina e alcool, e come cosa è divertente anche se non propriamente sicura o costruttiva). Elenco parziale: disegnare, scrivere cose, legger libri, fare un solitario, collezionare insetti morti, scaricare software inutili, riordinare casa, fare costruzioni con gli stuzzicadenti, fare tirassegno su bersagli inanimati con la pistola ad aria compressa, costruirsi un corpo da culturista a forza di ginnastica, dipingere le pareti di camera tua, incidere i mobili vittoriani della camera da letto dei tuoi con un coltello da cucina (sconsigliato), correre in bici, usare uno skateboard, imparare a suonare uno strumento, montare un canestro sul muro esterno di casa, guardare film all’impazzata, imparare a far foto con il cellulare, dar calci contro il muro a piedi nudi, imparare una danza, tirar sassi alle lattine, iscriversi ad una polisportiva, comprare un boomerang, imparare qualche trick con lo yo-yo (molto carino, per molto tempo lo portavo in giro –tanto per fare qualcosa mentre passeggiavo), telefonare alla tua più cara amica e fare gossip spinto per tutto il tempo (consigliato avere una tariffa flat), e via di questo passo. Oppure starsene stesi a riflettere su cose guardando il soffitto della camera da letto e cercare di arrivare ad un nuovo stato di coscienza. Magari prendendo appunti di tanto in tanto.

un altro grazie a simplygiulia.

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