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Settembre 29, 2008

YOGHURT FROZEN PREZZO MATERIA PRIMA

Archiviato in: economia — Tag:, , , — kekko @ 10:34 am

Il prezzo della materia prima varia radicalmente a seconda della tua posizione nella catena produttiva e/o distributiva del prodotto finito. Poniamo ad esempio che tu sia il dittatore di uno stato centroeuropeo e voglia tu imporre il consumo giornaliero di tre litri di yogurt frozen ad ogni cittadino/suddito per sei mesi l’anno: l’associazione dei produttori della materia prima in questione potrebbe addirittura accordarsi con te allo scopo di rifornirti gratis in cambio di favori tipo la non-perseguibilità per qualsiasi azione da loro compiuta. Differente il discorso se sei in procinto di aprire una gelateria/yogurteria nei pressi del centro di Bellinzona, il tuo potere contrattuale nei confronti delle grandi multinazionali del settore (che probabilmente agiscono come una sorta di cartello, specie dopo il celeberrimo crac di una di esse e il conseguente carico di merda arrivata nel ventilatore) è piuttosto basso, per non dire nullo. Sia quel che sia, sappi che il tuo inserimento nella catena produttiva di tale materia prima è soggetto ad una serie di regole nazionali ed internazionali, vedi anche il famoso problema delle quote esploso negli anni novanta in seguito alle conseguenze della PAC europea in terra italiana. Nel caso invece tu sia il gerente del frigo di casa tua e voglia farti un frozen, il prezzo della materia prima (tendenzialmente venduta in confezioni da litro o da mezzo litro) varia a seconda del processo con cui viene ottenuta e delle condizioni di vendita. Se vuoi un consiglio riguardo alla qualità in senso assoluto, penso che la migliore scelta sia collegarsi a questo sito, verificare dove sono i rivenditori di materia prima cruda e provarne il gusto. Se invece sei un tossico da frozen yogurt e non riesci a fare la fine del mese perché il tuo gelataio pratica prezzi al pubblico assurdi, ti conviene cambiare gelateria anziché appellarti alla coscienza del rivenditore sottoponendogli il prezzo di mercato del latte.

Trovato su cercasugoogle.

Settembre 21, 2008

SESSO ANALE L’ANO SI RESTRINGE?

Archiviato in: il corpo (questo sconosciuto) — Tag:, — kekko @ 1:53 pm

…non credo.

(su cercasugoogle)

Settembre 15, 2008

ALLERGIA ALLA MARMELLATA DI FICHI

Archiviato in: il corpo (questo sconosciuto) — Tag:, — kekko @ 8:54 pm

La principale causa dell’allergia alla marmellata di fichi è la marmellata di fichi. La soluzione, qualora qualcuno ne sia affetto, è di sostituirla con confetture ricavate da altri frutti. Esiste infatti una ragionevole percentuale di casi in cui la confettura di fichi contiene effettivamente fichi -e nel caso specifico una marca vale l’altra. La mia carta vincente è tuttavia miele d’acacia, perché l’unico piatto sensato che preveda la marmellata di fichi è una scelta di formaggi da taglio piccanti -ed il miele è comunque un’ottima seconda piazza per addolcirli. L’unico caso in cui sia da preferire un trattamento preventivo con antistaminici è quello in cui siate catturati da un branco di aborigeni nelle isole Salomone, come è successo al povero Gianni Sassi di Flero (BS). Fotografo naturalista in epoca non sospetta, si avventurò con il fratello Pietro (il quale si faceva spesso chiamare Gigi per evitare gli ovvi sfottò nome-cognome) in un’isola minore dell’arcipelago a caccia di scatti di tartarughe autoctone nel 1974. I due vennero catturati da una tribù locale insospettiti dalle loro Pentax. Dopo essere riusciti a convincerli di non essere una minaccia per la popolazione, vennero portati dal capotribù e venne loro offerta una confettura di fichi, preparata dalle donne del villaggio per gli ospiti di riguardo, ma sapendo d’essere allergico Pietro decise di rifiutarla, non sapendo di mancare di rispetto al dio del popolo di aborigeni in questione. Il signore della guerra del villaggio decise seduta stante di metterlo a morte, conficcando grossi pali appuntiti in sedici diverse parti del corpo. Visto il fratello morire così cruentamente, Gianni decise di inghiottire tutta la marmellata di fichi che i locals volevano offrirgli. Non fu un buon momento per lui, e lo schifo per gli sfoghi che gli vennero sul collo era secondo solo al dolore per la perdita del fratello. Dico solo che nel caso siate allergici e vogliate comunque farvi un giro in qualche isoletta del pacifico dovreste prendervi dietro una dose di adrenalina, o farvi un paio di punture prima di partire.

Da qui. evvai.

Settembre 12, 2008

MA ANCHE GLI UOMINI POSSONO PROVARE IMBARAZZO

Nel settanta per cento dei casi succede il sabato mattina. La causa? Il venerdì sera quel cuoricione di panna del tuo fidanzatino storico passa a farti un saluto nonostante sia molto stanco, ed esaudisce a malincuore ma di buon cuore il tuo desiderio d’andarsi a fare una camminata in centro a comprare un gelato. Poi ti porta a casa e fila a nanna, ma in realtà non fila a nanna per niente. Le ragioni principalmente sono due:
1) Il maschio NON AMA camminare, a meno che ciò non sia in funzione di un obiettivo preciso, ad esempio per alzarsi dal letto e andare a cacare, oppure come gesto atletico compiuto al fine di costruire un corpo perfetto ed appetibile che supplisca alle incolmabili lacune intellettive e gli permetta di avere incontri occasionali;
2) Il maschio NON AMA il gelato, o almeno non abbastanza da assegnare ad esso la riuscita di un intero venerdì sera (la ragione fondamentale è che il gelato è nella maggior parte dei casi analcolico). Neanche il frozen yogurt prodotto artigianalmente e a regola d’arte nella gelateria più antica del più antico borghetto medioevale umbro riesce a smuovere la sua libidine, nonostante quel che ti va raccontando da tre anni.
Così che, capirai, il maschio necessita di una valvola di sfogo che dia senso alla sua vita anche dopo il disgraziato incidente del dover fare una passeggiata romantica con gelato nella prima serata del venerdì: ti lascia davanti a casa, ti bacia sulle guance, ti sussurra dolcemente il ti voglio tanto bene e scusa ma oggi al lavoro mi sono davvero spaccato in due di circostanza, e corre di gran carriera a beccarsi al bar con gli altri amici fidanzati, quelli che tu gli impedisci di frequentare perché hai saputo che tradiscono la morosina. Dopo aver tirato a sorte per designare lo sfigato settimanale a cui tocca di guidare e rimanere sano, si dirigono verso qualche locale di tendenza strapieno di figa e stravuoto di amiche tue che possano riconoscerlo. Passa la serata a rincoglionirsi di minimal techno, bere alcolici a caro prezzo e limonare con sconosciute vestite da Venere di Botticelli che hanno visto il portachiavi*. Quel che è peggio, spesso alcune di esse decidono di caricarlo in auto e portarlo a casa per passare il resto della notte facendosi da lui violentare. Dico peggio perchè chi non riesce a scopare rimedia facendo un salto al doner kebab aperto fino all’alba e/o a mangiare cappuccino e cornetto, sistemando lo stomaco e permettendogli di dormire sonni tranquilli finchè ce ne sia bisogno. Coloro che finiscono per eiaculare, con tutto quell’alcool in circolo e niente farinacei a tamponare, il sabato mattina si troveranno a fare i conti con una cagarella da paura. E quindi sì, anche i maschi possono provare imbarazzo di stomaco: mi chiedo anzi come possano non provarlo con un menu settimanale del genere.

Fernanda fornisce la chiave e tifa per noi. Noi tifiamo indietro.

*sì, c’è un motivo per cui il tuo fidanzato ha una Punto a metano ma gira con la stelletta della Mercedes nel portachiavi.

Settembre 10, 2008

OETZI ANALE

Archiviato in: cronaca — Tag:, , — kekko @ 11:45 am

L’unico modo per legare la parola anale alla mummia del Similaun originale, detta anche Oetzi o Otzi o (come mi piace pensare lo chiamassero gli amici) Frozen Fritz, penso sia allo stato attuale riflettere su quanto e come se la siano presa nel culo numerosi alpinisti e luminari che a vario titolo hanno avuto a che fare con il clamoroso ritrovamento dell’uomo di ghiaccio nel ghiaccio. Circolano voci, suggerite anche dalla Wikipedia italiana, in merito al fatto che Fritz porti sfiga -e in tal senso non sono propenso a parlarne oltre. Per quanto riguarda ciò che sappiamo di lui sarà la stessa Wiki (in attesa di una voce su Kiwi) a sviscerare. Era probabilmente un pastorello maschio dell’età del rame, spirato di morte violenta e tatuato su tutto il corpo. E via di questo passo. Non penso che qualcuno si sia realmente messo a riflettere sulle sue abitudini sessuali né che qualche studioso abbia voluto provare il brivido di infilarsi la mummia tra le chiappe. Dopo che anche Brad Pitt è rimasto sensibile alla sventurata esistenza ed alla millenaria conservazione della salma di Fritz (l’attore ha tatuata la silhouette della mummia sull’avambraccio), tuttavia, il mistero in merito alla misteriosa conservazione sotto ghiaccio dell’Uomo che Venne dal Freddo è diventato una questione di glamour. Tra le tante reazioni arrivate la Stropplers Inc. ha deciso di inserire anche la mummia del Similaun nella serie di action figures More Alive When Dead, di cui non so perché ma non riesco a trovare alcuna traccia in rete (probabilmente perché me lo sto inventando in questo momento). Snodabili, naturalmente, come tutte le altre della serie (il conte Dracula, Freddie Krueger, Jim Morrison, Abramo Lincoln, Mohandas Gandhi, Paolo Valenti e Aristotele), alte venticinque centimetri ed estremamente particolareggiate nei dettagli come da tradizione mcfarlaniana (a cui Stropplers ha dichiarato a più riprese di rifarsi). L’increscioso episodio di cui vai cercando notizie è avvenuto quest’anno: il giovane Andrea Gromenda, studente al DAMS Cinema di Bologna è arrivato il pomeriggio del 17 al pronto soccorso lamentando forti dolori e raccontando di essere inavvertitamente scivolato sulla statuetta di Frozen Fritz, acquistata su Ebay dopo una sanguinolenta asta al rialzo, la quale si è infilata proprio nell’ano rimanendo fuori con il solo scheletro dei piedi. Il guaio è stato che il braccio retrattile a molla (cerchiato nella foto di cui sopra) era chiuso al momento dell’accidentale inserimento ma ha finito per aprirsi all’interno, così che l’estrazione del corpo estraneo ha richiesto un intervento chirurgico d’urgenza, e dopo lo spargersi della voce si è finito per mettere in piedi . Lo staff di CSG consiglia dunque, qualora possiate mettere in cantiere idee del genere, di considerare l’ipotesi di cadere accidentalmente su statuette più consone ed ergonomiche, tipo la torre di Pisa.

(inesauribilmente brullonulla)

Settembre 4, 2008

NIKON LE FOTO SCATTATE SI AUTODISTRUGGONO

Archiviato in: 2.0 — Tag:, , , — kekko @ 3:53 pm

Ebbene sì. È un’impostazione che Nikon ha deciso di inserire di default nella Coolpix L006/bis -serie creata in esclusiva per l’MI6 britannico in modo da poter rifornire i propri agenti di una fotocamera digitale che possa permettere di scattare a iosa senza che gli scatti possano venire sgamati dalle organizzazioni terroristiche di tutto il mondo anche dopo la cattura dell’agente segreto. La L006/bis, che in realtà ha l’aspetto ed il marchio di una comunissima L11, è una fotografica digitale a tutti gli effetti, con scheda di memoria estraibile e quant’altro. Il componente aggiuntivo davvero interessante davvero innovativo è un chip collegato all’attacco della schedina di memoria: camuffato da pezzetto di plastica, in realtà scarica in tempo reale le fotografie che vengono immagazzinate nella schedina e, sempre in tempo reale, le invia al database dell’MI6 attraverso una connessione criptata non tracciabile appoggiata ad un satellite dedicato (messo in orbita in segreto nel maggio del 2007).
Ti chiederai come mai ti è capitato di avere comprato per una manciata di euro una fotocamera per superspie. Ebbene, voci di corridoio dicono che Nikon, complice un grosso vantaggio di economia di scala nel produrre il chip sostitutivo della L11, abbia cercato di gabbare più di uno stato sovrano e cercato di vendere il format a più servizi segreti, facendo venir conveniente alla fine della fiera montare il chip occulto in tutti i modelli in commercio -e riempiendo il mercato di fotocamere-spia. Per rispettare i parametri di sicurezza ed irrintracciabilità del bando pubblico di concorso per la fornitura dell’MI6, infatti, la macchina è dotata di un codice a combinazione di dodici cifre da digitare con la tastierina circolare sul retro della macchina, tipo NORD SUD OVEST OVEST EST NORD SUD NORD SUD SUD EST OVEST. Digitando il codice preimpostato, il singolo agente segreto avrà accesso all’opzione spionistica di default della fotocamera, non digitandolo avrà semplicemente una normale fotocamera che riempie la scheda di memoria della digitale. Vale a dire che, cazzeggiando con il flash e l’esposizione, hai beccato per puro caso il codice di accesso di James Bond al satellite. La cosa divertente in tutta la faccenda è che in questo esatto momento la divisione antiterrorismo dell’MI6 sta cercando di capire perché James Bond si sia fatto tutte quelle foto al pisellino. E presto arriverà alla gabola di Nikon, probabilmente deteriorando in via permanente i buoni rapporti tra Giappone e Gran Bretagna: fossi in te butterei via la macchina ripulendola da tutte le impronte -anche dalla scheda e dalle batterie, mi raccomando.

diegozilla, e già sai.

Settembre 2, 2008

COSA POSSO SCRIVERE SU UN MURO

Archiviato in: 2.0 — Tag:, , , — kekko @ 4:05 pm

Io sballo un sacco con quella frase di Banksy che tradotta è più o meno “tutti gli artisti son disposti a soffrire per la propria arte. Ma perché così pochi artisti sono disposti a imparare a disegnare?”
Comunque nella mia città ed affini ricordo al massimo tre o quattro slogan abbastanza convincenti da regalare all’eternità ed ai viaggi in treno dei più meritevoli, scrivendoli a caratteri marziali sul muretto appena fuori della stazione. Vale a dire:

LITTLE TONY REGNA
FOREVER MERDA
NO ALL’ITALIA DEI BANCHIERI
GO VEGAN OR GO FUCK YOURSELF

Soprattutto il secondo, letto da qualche parte anni fa da mio fratello, è una delle più grandi influenze culturali della mia pubertà. E poi naturalmente c’è il coup de theatre, una delle più vitali e chiassose manifestazioni di non-allineamento degli anni zero, un calcio in faccia al bigottismo repressivo di una certa “casta” e a tutti i momenti di tolleranza zero di questo mondo. Una soluzione rousseauviana per la vostra bomboletta di vernice (mi pare stia da qualche parte in Friuli).

(autoprodotto)

FACCIA GONFIA COSA DEVO FARE

Archiviato in: il corpo (questo sconosciuto) — Tag:, — kekko @ 12:12 pm

Non potrei mai dirmi un freudiano, ma certamente uno dei problemi della contemporaneità è la leggerezza con cui l’uomo cerca rimedio ai mali prima di conoscerne le cause. Tale problema è corroborato dallo scriteriato accesso a sistemi d’informazione self-made quando un buon medico di base può comprendere il quadro clinico e scegliere per il paziente la miglior cura possibile, alle volte persino esprimersi sull’inadeguatezza di un trattamento farmacologico e mandarti affanculo a letto con una borsa dell’acqua calda. E sebbene un massiccio ricorso al medico di famiglia possa creare intoppi e disservizi, oltre che scene di crisi sociale in sala d’aspetto*, è meglio fare uno squillo a qualcuno prima di buttar giù pastiglie o metter supposte. Il gonfiore al viso può infatti essere causato dall’aver giocato a spalmarsi marmellata di fichi con il partner senza sapere di essere allergici ad un particolare conservante contenuto nella SantaRosa, dall’estrazione dei denti del giudizio con le tenaglie, dall’aver scambiato fondotinta e soda caustica, crema da barba e spray per tappare i buchi delle gomme, sigarette e candelotti di dinamite. Avere sbagliato qualche ingrediente nei cocktail, bevuto jagermeister invecchiato quattro anni in una bottiglia aperta su qualche mensola di una discoteca milanese, aver giocato con il cane da guardia di un sito di stoccaggio di scorie radioattive abusive, limonato con una tipa infettata dagli zombie di Planet Terror, aver beccato una brutta batosta a calcio saponato, preso un milione di cazzotti in bocca per qualche spiritosaggine su Gesù Cristo al meeting di Rimini, esserti sbarbato con un ventilatore da parete, aver fatto tre sessioni di provini per Jackass, provato a mangiare il miele direttamente dentro l’alveare, iniettato collagene sulle labbra in casa con una siringa infetta e via di questo passo. Non è affatto utile curare le contusioni con la crema antizanzare, specie se sei allergico alla crema antizanzare e se la assumi per via orale –o peggio ancora come lubrificante.
Quello che “devi fare”, più ragionevolmente, è prendere il coraggio a quattro mani ed affrontare il mondo con la tua faccia gonfia, come se fosse niente. Chi ti conosce e ti ama troverà il modo per rimanerti accanto anche stavolta come i primi giorni, senza porsi quesiti su vizi di forma. Oppure al limite infilati un casco sul genere Daft Punk, magari con una scritta sul giubbotto we’re human after all, o qualcosa di simile. Oppure un tatuaggione maori gigantesco per tutta la faccia, così che seguire le curve dei motivi tribali renda sostanzialmente impossibile riuscire a distinguere le irregolarità dei tratti del viso. Oppure, magari, dormi un altro paio d’ore a notte.

frafrettina trova tra i suoi e segnala. mille grazie, frafrettina. ringrazierei via mail ma la tua mail non ce l’ho.

*la figura del rompipalle da sala d’aspetto segue un identikit di rigidità poco discutibile: femmina intorno ai sessant’anni, indigena, con capelli tinti di biondo e occhiali dalla montatura dorata, un nipotino bellissimo e bravissimo a scuola di cui parla sempre con smisurato orgoglio (nipotino che solitamente, a sua insaputa, spara ai gatti con la pistola ad aria compressa), e ovviamente una gran fretta di entrare ed uscire, generalmente giustificata dal fatto che debba stirare o cuocere la bistecca per quell’incapace di suo marito, o qualsiasi altro lavoro che non abbia richiesto di prendere un’ora di permesso al lavoro -al contrario di te. Questi esseri popolano le sale d’aspetto in numero di uno o due alla volta, e se ne trovi due è un casino. Nel senso che se ce n’è una e ha l’ardire di chiedere di passare avanti tutti sono d’accordo, sollevati dall’idea che toglierla dai coglioni subito avrà effetti incredibili sui tuoi nervi, ma la seconda rompipalle potrebbe avere qualcosa da dire, inveire sulla maleducazione dell’altra e persino chiamarti a testimone degli ordni d’arrivo delle persone in sala d’aspetto. È successo.

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