Trovata su Bastonate, un progettino recente di cui faccio parte.
Trovata su Bastonate, un progettino recente di cui faccio parte.
Curiosamente, il gruppo che a settembre dell’anno scorso ha fatto uscire il 7″ Due piccoli angioletti che scesero dal cielo per fare la pipì è italiano. Si chiama La Glossa. E ancora più curiosamente, nelle fila de La Glossa milita anche (potremmo dire che è il deus ex-machina della parte musicale, in effetti) mr. Marco Caizzi, il responsabile della parte multimediale di Cercasugoogle. Dato che Trucido records ha esaurito il vinile originale, Marco acconsente gentilmente allo sharing dell’mp3 del lato A tramite Cercasugoogle.
Alleghiamo anche il fronte della copertina.
Grazie a Enzo per la chiave.
ho due idee:
Notti Magiche, Gianna Nannini e Edoardo Bennato. Letterale, mitologica etc. Il riff di chitarra iniziale che diventa sfogo labiale per fan qualunquisi, di seguito vocabolo, di seguito chiave di ricerca.
6 1 Sfigato, 883 Dove il nanananana sta proprio nel testo. Se è una di queste due magari metti un grazie nei commenti. Il referrer l’ha trovato Kekkoz su prejudice.

Primo: gli Animal Collective sono uno dei gruppi pop più fighi e importanti del decennio in corso.
Secondo: quando Colas mi ha passato la domanda, ha anche deciso che l’unico modo per dare una risposta puntuale sarebbe stato un video-tutorial realizzato da Marco Caizzi.
Eccovi quindi il primo ed unico Tutorial per fare una canzone alla Animal Collective, in esclusiva mondiale per CSG.
Per qualsiasi ulteriore delucidazione chiedete pure qui sotto. Io intanto vado a portare fuori il caneape.
Ad essere sincero io ho trent’anni e il prefisso emo mi è sempre sembrato figo, roba tipo i Mineral. Ma posso capire che lo scontro generazionale di questi tempi si sia evoluto. Le testimonianze video della faccenda sono tante e più o meno in ogni lingua, per lo più montaggi di pettinature discutibili accompagnate da qualche clone brutto di Poison The Well e scritte che offendono la sessualità del cantante dei Tokio Hotel su basi pregiudiziali, tipo
…ed è davvero piuttosto brutto assistere a tentativi di scrittura folk incerta affogata in beat dozzinali con testo ad hoc nel disperato tentativo di fornire un inno ufficiale, tipo
Quindi ho deciso di muovermi cercando di perseguire l’obiettivo di base, vale a dire essere costruttivi ed eleganti, fornendo una serie di possibili alternative che celebrino uno stile di vita alternativo ai dettami del paradigma emo, qualunque esso sia, nella speranza di trovarne uno che sia molto alternativo e molto paradigmatico. Mi aiuta nell’impresa lo staff maschile di Spoilerin.
Parto io: The Haunted – Hate Song. Un classico dei non-classici, roba fine anni novanta e fine a se stessa. Stabbing and shooting and ripping the life out of you. I get off and I wish that you could too. Lanciare un grido di denuncia contro la passività di un sistema sociale non-violento come il nostro. Infliggere ferite agli altri invece che a noi stessi. Mica niente.
Emiliano, che su Stereogram ha pure trovato la chiave di ricerca, suggerisce 883 – Non Me La Menare. A me piacciono le birre scure e le moto da James Dean, non quelle stronzate che si dicono nei film.
Valido si propone con Motley Crue – Kickstart My Heart, superclassico glam anni ottanta. Skydive naked from an aeroplane, or a lady with a body from outer space. Scienza dell’abuso. Per così dire.
You got the peaches, I got the cream. Giorgio mi entra a gamba tesa con un pezzo incredibilmente romantico, Def Leppard – Pour Some Sugar On Me. La salvezza non verrà dai tom elettronici, ma non si sa mai.
Sta di fatto che sono solo scuse e divagazioni su un unico sacrosanto punto chiave, quello secondo cui l’unico vero inno anti-emo di stampo propositivo/costruttivo è
Andrew WK – Party Hard, presa qui in una versione live con sotto il cirlce pit più violento ed estatico che vi possa capitare di vedere su youtube. Sappiamo cosa fare quando è il momento di farlo, sembrano suggerire i numerosi illuminati in corsa l’uno sull’altro.

Coldplay/Burzum poster. Sono rimaste dodici serigrafie, se volete prenotarle cliccate sull'immagine!
La storia di un amore. Quello tra un uomo devoto allo stardom e al rituale mai domo del sabato sera nelle case degli italiani e stralci di nuovo pop britannico emozionale a scardinare certezze e scatenare mal d’essere. Quello tra Fabrizio e Chris Martin, consumatosi durante lunghe giornate di ascolti lontani da tutto e tutti, sbocciato ai tempi di A Rush Of Blood To The Head e portata avanti in uno stato di semi-omertà che si rinnovava più fulgida e furente in occasione di un nuovo disco. Un amore reso possibile da una rete di contatti ed amicizie che lontani dai riflettori hanno voluto dar vita ad una serie di demo che nel circuito indipendente hanno iniziato a girare alla grande, fino a raggiungere l’interesse di Giulio Ragno Cotogno (il quale ha reso disponibile il proprio studio) e di Lavacro Dischi che farà uscire Fabrizio Frizzi canta i Coldplay il prossimo 32 marzo ponendo fine al clima di irrespirabile attesa che ha fatto sì che Disorder si trovasse la chiave di ricerca nelle sue statistiche. Versioni accorate e taglienti di classici della band, occhio di riguardo per il secondo disco ed apice assoluto Clocks, resa disponibile sul myspace del progetto qualche settimana fa e giocata da dio sull’alternanza tra beat sintetici vintage di scuola WaxTrax! (tanto cari a Giulio) e pianoforte suonato dallo stesso Fabrizio, con tutto il virtuosismo dello stesso che esplode in un finale da antologia. Ma in generale a stupirci è il calore che esplode lungo tutto il minutaggio, l’idea di essere arrivati ad un necessario punto d’arrivo che è già punto di rottura e richiama una serie di cover album in cui Fabrizio possa mettere in mostra tutto il suo registro di cantastorie (una carriera che personalmente mi auguro voglia intraprendere). Augurissimi.