VULVA WIKI (Brainstorming parte #5)

eva

Mi piacerebbe farmi cucire addosso la parte di un simpatico personaggio un po’ colpito dalla sfiga e un po’ no, ma ho cercato di raccogliere alcuni referrer non sessuali dalle statistiche di CSG per un buon mesetto –non pare aver funzionato. Così tanti saluti ai referrer non sessuali e buttiamoci su ciò che davvero vuole lo sterminato popolo di avventori di CSG (sei miliardi e rotti di accessi singoli solo nelle prime tre ore di quest’oggi, per buona metà dovuti a un geniale software inventato da un mio cugino hacker che elabora IP fittizi e continua a fare refresh sulla stessa pagina –lui l’aveva inventato per mandare a monte il concetto internet, a me serve per scalare la classifica di blogbabel). Il post sotto contiene un linguaggio piuttosto scurrile e riferimenti ad un mare di possibili declinazioni del concetto di coito, ma 1 non sono io a cercarmi e 2 non è roba interessante da leggere in ogni caso. Quindi incolpate voi stessi e non leggete oltre. Piesse: la ragazza nella foto è Eva Green, che non è un’amica mia. E non c’è nessun riferimento a lei nel post, ma sempre meglio che la foto di un globulo rosso.

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O PENSATO: COM’È STRANO CHE CIASCUNO DI NOI, OGNI GIORNO, VIVA ALCUNI BREVI MOMENTI CHE POSSIEDONO UN POCO PIÙ DI RISONANZA DI TUTTI GLI ALTRI. 


(immagine a caso)
 

Il fatto è che non l’ai pensato per primo, né tantomeno è qualcosa di strano. Almeno secondo la teoria unificata del punto d’accumulazione emotivo di Olindo Waterson, antropologo di madre bergamasca e padre statunitense molto rispettato verso la fine degli anni ottanta ed in seguito rigettato via a calci in culo dalla stessa università degli studi etici di Melzo (di cui era, in sostanza, fondatore) dopo essere stato beccato a farsi succhiare da una assistente nel bagno dell’aula magna dell’ateneo, la sera (guardacaso) della presentazione del saggio Aggregazioni emotive, edito da Marsigliesi nel 1991 e che ancora oggi salta agli occhi come una sorta di scheggia impazzita all’interno dell’abbottonatissima letteratura del settore.
La teoria di Waterson parla di un sistema di raccolta di impulsi e stimoli che attraversa la giornata dell’individuo e tende a funzionare come una sorta di valvola di sicurezza, generando momenti casuali di emissione degli stimoli accumulati (i quali sono diversi per frequenza e durata per ogni individuo in terra), una sorta di teoria della varianza emotiva la quale è stata applicata negli ultimi dieci anni ad una moltitudine di discipline. Fenomenale il recupero della teoria ad opera dell’illustre storico Mark Markson, che l’ha usata largamente nella sua Storia del Novecento (il celeberrimo volume che cercava di ridiscutere il secolo breve di Hobsbawn, tutto sommato con una certa fortuna), ma anche la teoria dell’aggregazione emotiva applicata all’econometria a cura di Marcel Petrole e tutte le evoluzioni successive. La reputazione di Waterson nel giro degli atenei italiani, tuttavia, continua ad essere controversa se non proprio ridotta all’osso. Il che è assolutamente contraddittorio, considerato che qualche anno fa è arrivata la notizia del matrimonio tra lui e l’assistente che con lui fu beccata, Marta Biancospino (tutt’altro che una raccomandata, sia chiaro, e potrete voi stesso accorgervene se leggeste i suoi recenti articoli per Bioantropologia Oggi). Tanti saluti a un altro cervello, comunque: oggi Olindo Waterson è docente di un corso di antropologia emotiva a Berkeley.

DEVO FAR RIDERE LA MIA RAGA DI KE PARLO (brainstorming parte #2)

tobey

L’attuale infatuazione di tali e tanti psicopatici per CSG mi impone di rendere brainstorming una rubrichina quasi-settimanale. Quello sopra è un white painting di Mark Tobey. In qualche modo c’entra.

INVEROSIMILI CAZZI
Pare che Giacomo Granese di Montalfarlocco avesse un membro a forma di parallelepipedo. Cercalo su Wiki.

LA MIA RAGAZZA VUOLE
È fatta. Prenota i biglietti e parti.

JIM MORRISON E LA POP ART
Non mi dilungherò oltre sulla faccenda.

DEVO FAR RIDERE LA MIA RAGA DI KE PARLO
Ma mi pare ke komunque già se apri bokka basta e avanza, rago.

VOGLIO FARE UNA ORGIA E LA MIA RAGAZZA NO
…avrà i suoi motivi. Nel caso tu decida di portare a termine la cosa, consiglio di non pescare comprimari tra le sue amiche del cuore.

LA RAGAZZA CHE TI PIACE VUOLE A UN ALTRO
Uno dei più abusati cliché dell’adolescenza. Nel novanta per cento dei casi l’altro in questione le romperà all’imene prima di quanto possa farlo tu. Sono cose che capitano. Sono cose che ti rendono a una persona migliore.

RAGAZZA NON TI VUOLE CONOSCERE PERCHÉ
…sono un misantropo e nove anni fa le ho dato della troia sul canale #italia di mIRC.

MI SERVE UNA FOTO INTERA DI UNA RAGAZZA
Oddio, mi metti in difficoltà. Ma la cerchi su INTERNET? È difficile, non ho mai visto foto intere di ragazze su internet. La rete interna della NASA è molto più proficua da questo punto di vista.

LA MIA RAGAZZA NON MI FA SCOPARE
Stìmati.

FILM INGLESI PORNO LECCAMI IL CULO PICCO
Lick My Ass, Picco. 1974, John Fontanella. Un autentico culto recentemente uscito in DVD –ma non per il mercato italiano. Su eMule lo trovi in originale (per le battute che si scambiano puoi anche evitare i sottotitoli).

FAR SCOPARE LA RAGAZZA CON ALTRI
Preferisco (di poco) il dibattito sull’eutanasia.

POESIA DELLA POP ART
La pop art
fa cagare
monti
Monti

(Nicola Sorteavversa, dalla raccolta di poesie Mestieri mostri mostrare edita da Minimum Fax nel 2008)

COME FARE POMPINI AL CINEMA
Come in qualsiasi altro luogo, suppongo. Preferibili le sale dove si possono togliere i braccioli delle poltrone.

QUALCUNO E BASSISSIMA DI STATURA
Una persona che sia qualcuno e bassissima di statura? Renato Brunetta.

SCOPARE LA FIDANZATA DI NASCOSTO
Stìmati.

….LA MIA PRIMA ORGIA
Ma tu pensa, è il titolo del corto che è stato allegato ai contenuti speciali di Lick My Ass, Picco. Son coincidenze.

COSA POSSO FARE SE MI STO ANNOIANDO COME ORA
Altro.

SONO UNA RAGAZZA CHE VUOLE SCOPARE
Ahm, prova a farti un account su Facebook. Dicono che ora tiri un sacco.

LA MIA FIDANZATA SCOPA CON UN ALTRO
Stìmati.

IMBARAZZATO DI STOMACO
Mangia pane, fai un po’ di tappo. Oppure prova a vomitare. Cerca di farlo dentro la tazza del cesso. Se hai anche la diarrea ti consiglio di tirare la catena tra l’una e l’altra session.

MAMME CHE MASTUR UYT EXX CN
Di Tolkien ho letto solo il Silmarillion. Sopravvalutato.

COME SI LEGGE GEROGLIFICO
Te lo spiega Nanni Cobretti.

COSA SCRIVERE SU DI ME
Ehm… un’autobiografia?

SCOLORIRE UNA BANCONOTA
Trementina e lanciafiamme.

LA MIA RAGAZZA SCOPA CON UN ALTRO
Stìmati.

SCOPATA DI GRUPPO IN UN INTERNO
Personalmente gli sport indoor non mi hanno mai entusiasmato troppo.

IL PROBLEMA DELLA MASTURBAZIONE
Statisticamente tende a non distribuirsi come una t di Student.

ALLERGIA CREMA COSA FARE
Non applicare la suddetta crema.

CERCO RAGAZZO PER SCOPARSI LA MIA RAGAZZA
Stìmati.

LA MIA RAGAZZA È UNA
Anche la mia è una. Potremmo dire che è una coincidenza, ma c’è da dire che è una situazione comune a molte altre persone che conosco. Del resto la poliginia in questo paese non è vista di buon occhio.

CANZONE INGLESE 2008 SORRY
So.Central Rain, dei REM. No, è di un altro anno. E sono americani. Scusa.

LA MIA RAGAZZA NON VIENE
Stìmati.

DOPO SESSO ANALE COME GESTIRE LO SFINTERE
Un impacco di camomilla potrebbe fare alla bisogna.

LA MIA RAGAZZA NON ME LA DA
Stìmati.

RAGAZZE LA VOSTRA PERVERSIONE A LETTO
Qualcuna mi mandi una mail e metterò la risposta qui sotto.

TORRE DI PISA PROSPETTIVA ACCIDENTALE
Più tardi magari fo un disegnino.

ONANISMO NELL’ARTE
Non ne so niente. Forse i white paintings di Tobey?

COSA FARE UN ANNO CON LA RAGAZZA
Beh non so, insegnale un po’ di cose sul metal e portala ai concerti, qualche cena ogni tanto, cinema, bacini, sonno, chiacchierate… vedrai che un anno passerà prima di quanto pensi.

ANO QUESTO SCONOSCIUTO
ahahahahahhahahahahahahahahahahahahahaahahah

SERVE DARE I PUGNI AI MURI
Se miri ad avere più fratture alle falangi serve di sicuro.

LE PIÙ GRANDI STORIE D’AMORE GIAPPONESI
Tipo Orange Road?

CERCARE UN CELLULARE SU GOOGLE
Vai su http://google.it e scrivi la parola “cellulare” sullo spazio bianco.

SFOTTERE GENTE CHE NON SI FA I CAZZI SUOI
Fattibile. Gli puoi cantare anche quella canzone degli 883.

LA MIA RAGAZZA NON VUOLE SESSO
Stìmati.

BLOG QUANDO LUI È PIÙ PICCOLO DI LEI
http://quandoluiepiupiccolodilei.wordpress.com

SCOPO LA MIA RAGAZZA
Stìmati.

CHI MI VUOLE SCOPARE
Non saprei.

MENTRE SCOPAVO COMN LA MIA RAGAZZA
Io stavo cenando con mia madre. Preferirei non doverla chiamare a testimoniare.

STORIE D’AMORE X COMPITO IN CLASSE
Una davvero superpop nei compiti in classe è quella di Paolo e Francesca. Galeotto fu il libro e chi lo scrisse, eccetera. Lei riminese, lui di Verucchio. Per dire del fatto che erano gente poco interessante, insomma.

SITO DI NIKON
Qui.

DOVE POSSO TROVARE UN MURO
Una volta ne ho visto uno in un servizio di Lucignolo su Flavia Vento. Era davvero piuttosto carino, ma non ricordo davvero in che città. Un posto con spiagge e cose così, comunque.

NON NE POSSO PIÙ DELLA MIA RAGAZZA
Sapessi lei.

FRASI IN INGLESE DA SCRIVERE SU UN MURO
YES WE CAN. In comic sans.

COSA POSSO FARE NON POSSO SUONARE LA BATTERIA
Risotto alla parmigiana. Molto meno rumoroso, se è quello il problema.

TROPPE DOMANDE
Dici?

CANZONE CHE SFOTTE FACEBOOK
Ce ne dev’essere una nel nuovo Uochi Toki. Esce per La Tempesta tra qualche settimana, a quanto ne so.

ZOOFILIA NELLA PASTORIZIA
Meno comune di quel che si creda.

DOMANDE DA FARE A UNA EX RAGAZZA
“Ti ricordi quei 250 euro?”

IL GEROGLIFICO DELL AMORE
Direttamente dalla piramide di Cheope.

Beh, direi che per questa settimana siamo qui. L’ultima nota: se vi si sta gonfiando smisuratamente il viso CONSULTATE IL MEDICO, non google. Davvero. Ciao ciao.

COSA POSSO FARE QUANDO NON C’È NIENTE DA FARE?

Questo è il tipico esempio di usare Google in modalità ultimate resource. La risposta comunque è NIENTE. Scusa se te lo dico così, ma se le definizioni che usi sono stringenti e puntuali il senso della frase è chiaro ed inequivocabile. Non c’è niente da fare e quindi non puoi fare niente. Quello su cui comunque dobbiamo davvero discettare quanto prima è la reale possibilità che esistano situazioni in cui non ci sia davvero nulla da fare, rimanendo nella sfera della normalità e dell’esistenza: a titolo di esempio mi ero figurato una situazione di assoluta immobilità, tipo venire legato e seppellito nel bel mezzo del deserto del Sahara con solo la testa fuori, in attesa di morire per un’insolazione o quel che è. Ma ho pensato che anche in quel caso, tanto per dirne una, puoi metterti a sbattere i denti in maniera ritmica cercando di diventare abbastanza bravo da assegnare un suono diverso ad ogni dente che sbatte sull’altro e riuscire a simulare quasi alla perfezione una batteria –magari affinando la propria abilità nel corso del tempo cercando di imparare con i denti delle tracce di batteria sempre più complicate. Se riescono a liberarti dalla situazione puoi andare anche a uno di quei programmi tipo la Corrida a suonare la batteria jazz con i denti, e magari concedere qualche intervista raccontando la tua storia di sopravvivenza attraverso l’arte alla Antoine De Saint-Exupery. Parlando di esperienze personali, l’unico momento della vita in cui mi sono trovato in una situazione simile che ricordo, a parte le visite dal medico (ma spesso puoi trovare in sala d’aspetto riviste di gossip vecchie di due anni), è stato una volta mentre con un amico mi sono trovato ad attenderlo in bici davanti a casa di un tizio da cui doveva comprare un joystick. In buona sostanza me ne sto lì, dice che ci mette due minuti e invece rimane dentro un’ora. Così, senza nulla in tasca né niente, decido di impiegare il tempo libero a cercare di imparare a sputare come un vero uomo. Sai quel modo pauroso di sputare come quelli che masticano tabacco, a getto d’acqua. Mi metto a produrre saliva e ne mollo uno, ma non mi soddisfa. Così riprovo. Nel frattempo ne sparo uno un po’ più piccolo. Dopo un po’, visto che non riesco a sputare a getto in maniera soddisfacente (anche perché se sputi trenta minuti a fila ti rimangono solo delle sacche di saliva totalmente insufficienti), provo a disegnare alcune costellazioni. Quand’ero ragazzino le conoscevo tutte, adesso riesco solo a ricordare cassiopea orione e i due carri. Comunque cerco di riproporle in una condizione dinamica, con il dragone che passa in mezzo agli altri e tutto quanto. Sono abbastanza avanti nell’opera, fermo restando che per un paio di stelle ho sbagliato clamorosamente la mira, quando il mio amico torna. Guarda per terra sconvolto e non nasconde l’approvazione: avevo coperto qualcosa come tre metri quadri con la mia saliva. E valeva anche come rimprovero per il tempo che aveva impiegato. Tanto per dirne una.
In ogni caso, sono convinto che nel dire “non c’è niente da fare” ti riferisci ad una serie di situazioni in cui semplicemente non stai studiando né lavorando e papà non ha tempo per portarti a Gardaland né niente. In questo caso suppongo dipenda dal budget a tua disposizione, ma per queste specifiche condizioni l’umanità ha inventato modi di passare il tempo chiamati, appunto, passatempo. Vale a dire un’attività qualsiasi, possibilmente animata da una logica incrementale. Perlopiù inutile, anche se magari non esplicitamente dannosa (alcuni miei amici da piccoli passavano i pomeriggi ad incendiare benzina e alcool, e come cosa è divertente anche se non propriamente sicura o costruttiva). Elenco parziale: disegnare, scrivere cose, legger libri, fare un solitario, collezionare insetti morti, scaricare software inutili, riordinare casa, fare costruzioni con gli stuzzicadenti, fare tirassegno su bersagli inanimati con la pistola ad aria compressa, costruirsi un corpo da culturista a forza di ginnastica, dipingere le pareti di camera tua, incidere i mobili vittoriani della camera da letto dei tuoi con un coltello da cucina (sconsigliato), correre in bici, usare uno skateboard, imparare a suonare uno strumento, montare un canestro sul muro esterno di casa, guardare film all’impazzata, imparare a far foto con il cellulare, dar calci contro il muro a piedi nudi, imparare una danza, tirar sassi alle lattine, iscriversi ad una polisportiva, comprare un boomerang, imparare qualche trick con lo yo-yo (molto carino, per molto tempo lo portavo in giro –tanto per fare qualcosa mentre passeggiavo), telefonare alla tua più cara amica e fare gossip spinto per tutto il tempo (consigliato avere una tariffa flat), e via di questo passo. Oppure starsene stesi a riflettere su cose guardando il soffitto della camera da letto e cercare di arrivare ad un nuovo stato di coscienza. Magari prendendo appunti di tanto in tanto.

un altro grazie a simplygiulia.

SE UNO SI È MASTURBATO 6 7 VOLTE È UN

peccatore.
O un neofita.
Fino a 23.
Poi si diventa dilettanti e pervertiti.
Da 150 a 2000 si è segaioli e/o persone sgradevoli.
Da 2000 a 10000 è specialità olimpica.
Oltre i 10000 lo potremmo chiamare Saigon.

No, sto scherzando. Naturalmente occorre stabilire un ranking puntuale e preciso che -almeno- tenga conto sia del totale di pippe sia del numero di giorni impiegati per arrivarci. Ottenendo i due dati si può arrivare ad una media giornaliera. Per sommi capi mi verrebbe da giudicare i valori della media (un giudizio basato sull’analisi di diverse persone che conosco, sapendo o ipotizzando la loro media-pippe) come segue:
da 0 a 0,3 (fermo restando che 0 è un valore raggiunto solo da bambini nati morti e categorie del genere): Svogliato rapporto di disistima della propria sessualità.
da 0,3 a 1: tenacia, stima di te stesso, onanismo disinteressato, curiosità sessuale. Miopia.
Da 1 a 2: onanismo teorico, caparbietà, protervia, impegno, molto tempo libero, pochi hobby, poche ragazze, problemi interiori, sessualità eccessiva.
Da 2 in poi: crampi, perversione, eccessive pretese dal proprio corpo, refrattarietà ai rapporti sociali, problemi di interrelazione, cecità, disciplina olimpica etc.

Ed ovviamente anche questo è qualcosa di cui discutere. La varianza, miei cari: raggiungere il 2,7 di media negli anni dai 15 ai 17 è una CAZZATA. Ho conosciuto un tizio che per diversi mesi incrementava il monte-pippe di una dozzina di unità al giorno, e trovava anche la forza per giocare a pallone e quant’altro. Quindi probabilmente il periodo più critico andrebbe archiviato, e piuttosto dovremmo chiamare eroe o uno-di-noi chiunque abbia avuto la perseveranza di metter mano al cobra due volte al giorno per ventidue anni. Un serio esame della personalità onanistica di ognuno di noi, specie se basato su numeri, andrebbe effettuato dopo i 25 anni. Senza contare tutto il mondo delle cross-section, i case-study e tutto quel genere d’immondizia accademica -che nondimeno funziona UN SACCO nel definire gli exploit singoli: sei o sette episodi di masturbazione pubblica sono più che sufficienti a farti finire in gabbia, tanto per dire.

Fermo restando che, insomma, il tuo problema è irrilevante dal punto di vista della prospettiva storica. Tra un anno, mio caro, saranno molte-di-più.

Sorrisino.

(su CercaSuGoogle)

COME STAI?

Caro amico,
è vero che è meglio porre domande a Google nella forma più corretta come poco sotto ho cercato di spiegare. E sono convinto che cercare di raggiungere la necessaria confidenza con il portale in questione sia molto utile sia in termini di ricerca che dal punto di vista di un discorso puramente ideologico e (perchè no) storico/storiografico. In fin dei conti lo strapotere di google in tutto il discorso di sviluppo web et similia pone il quesito di come si voglia, debba e possa porre le basi di una collaborazione utente/motorediricerca che vada oltre la monodimensionalità di un do ut des le cui (mal)celate implicazioni economiche foraggiano una compagnia il cui mestiere della pervasività sta arrivando a livelli grotteschi. Detto questo, non mi sembra comunque una buona scelta lavorare così tanto sull’etichetta di un’amicizia posticcia e sopravvalutata allo scopo di creare ex-novo un subnetwork in cui la malriposta fiducia che una parte pone nell’altra abbia il sopravvento su un discorso di sistema. Davvero. Suona un po’ come quei domandoni del cazzo in malafede che gli amici meno cari ti fanno mentre piombano in casa tua per chiederti in prestito forzato i DVD della quinta stagione di 24 nonostante non ti abbiano ancora reso la terza e la quarta. Il fatto che Google sia nella sua forma più pura un’entità sul confine ideale tra concreto ed astratto non ci porta di un millimetro più vicini ad una soluzione in tal senso: conviene che la tua pervicacia sia rivolta all’affinare l’abilità nella ricerca più che a leccare il culo al motore. Google è in salute, se la cava da dio, è in costante evoluzione e vuole la tua anima. Chiedigli pure ciò che vuoi saltando i convenevoli. Funzionerà.

su saitenereunsegreto.

VESTITO PER ANDARE A UN CONCERTO DEI RADIOHEAD

Da diverso tempo ho deciso che le mie frequentazioni di kermesse da stadio/auditorium e quant’altro si debbano svolgere in condizioni di sostanziale impermeabilità nei confronti della maleducazione agreste del tipico avventore da concerti della morte e del vaffanculo con ventimila anime in pena pressate l’una ai sudori fetenti dell’altra che applaudono ogni scorreggia del supereroe che per vedere han pagato quaranta euro -più almeno altrettanti in benzina ed autostrada, senza contare la cifra a spendersi in alcolici e droghe leggere. La mia idea in proposito è di reinventare la propria figura così da far coincidere ostruzionismo e costruzionismo: camicia ben inamidata, pantaloni lunghi, scarpette a modo, barba rasata di fresco, capelli pettinati. Niente droghe, giusto un paio di birre se capita di voler stare bene. Trucco agevole ancorché non eccessivo per le ragazze, vestitini leggeri e voce bassa. Buttate le spillette giù per la tazza del cesso qualche ora prima di partire, così da non cadere in tentazione. Quando ero ragazzo imparai da un mio coetaneo che mettere ad un concerto la maglietta del gruppo che suona è da terroni; non ho ben idea di cosa significhi, ma ho sempre rispettato l’assioma. In fin dei conti -pensateci- il vostro mestiere dell’appartenenza ad un concerto di Vasco* è già ampiamente dimostrato da quell’orribile bandana in poliuretano espanso che portate sulla fronte a proteggervi dai colpi di calore e a massacrarvi la fronte di brufoletti da sudore. Potreste addirittura amare un altro gruppo al mondo, intendo. Indossatelo ed evitate le magliette con stampa plasticosa di due metri quadri. Indossate Burzum ai concerti di Coldplay (Burzum funziona sempre un sacco). Un’altra splendida idea, parlando in particolare di Radiohead, è stampare magliette antagoniste e magari venderle sottobanco in mezzo al pubblico, un bel logo a caratteri cubitali concepito per l’occasione e recante messaggi di scriteriato antagonismo ex-ante. Tipo ad esempio

o meglio ancora

Diamo comunque per scontato, mio/a anonimo/a amico/a, che la sfrontata ineleganza casual dello stile baggy degli abiti di scena di Thom Yorke e compagni ti dia il permesso di andare ad un loro concerto vestendoti come cazzo preferisci, o anche nudo/a come un bruco, senza destare troppo scalpore. Buon concerto.

*Rossi.

su stereogram.

MA JIM MORRISON FA PIÙ PARTE DEL DADAISMO O DELLA POP ART?

Caro navigante, non vorrei esser preso per qualcuno che sa qualcosa di arte contemporanea MA penso che un’opera d’arte stampata in milione di copie (come nel caso dei dischi dei Doors) sia decisamente riconducibile a qualche caposaldo ideologico della pop art. D’altro canto Dada fu movimento talmente permeante ed invasivo che persino uno come Jim Morrison potrebbe averci avuto a che fare -per esempio, non so, infilandosi un manico di scopa su per le chiappe e considerandolo un gesto di qualche valore ideologico/artistico. Va detto tuttavia che Jim Morrison amava considerarsi, in maniera se vogliamo anacronistica, una sorta di poeta maledetto dell’America degli anni sessanta. Ed è qualcosa che va benissimo finchè hai sedici anni o meno, età anagrafica in cui te ne puoi sbattere violentemente il cazzo sia di Dada che della pop art, dopodichè (già negli anni della prima maturità) la poetica visionaria e disturbata del Re Lucertola comincia a sembrare soprattutto la posa di un alcolizzato depresso morto giovane e travisato da generazioni di gente scoppiata peggio di lui -e io preferisco di molto la brillante poetica dell’abbrutimento del corpo e dello spirito di un OzzyOsbourne/LemmyKilmister, e persino le seghe mentali berlinesi bsx a poco prezzo della triade IggyPop/DavidBowie/LouReed, che almeno nell’ultimo caso dei tre era sponsorizzata da Andy Warhol e quindi pop art per questioni parentali. Il tutto senza voler inficiare il valore intrinseco di certe suite psichedeliche della band di cui Jim Morrison fu leader carismatico, ma certamente il primo impulso di fronte ad una domanda del genere è quello di correre su google e rintracciare qualche omonimo artista contemporaneo, magari segnalato in una pagina di disambiguazione su Wikipedia (scoprendo tristemente che sì, il quesito riguarda proprio una puntuale collocazione del cantante dei Doors all’interno delle correnti artistiche del novecento). Per parte mia la cosa più dada che posso immaginare ad argomento Jim Morrison è il giudizio silenzioso quanto impietoso di Tristan Tzara e Man Ray in questo incredibile scatto, immaginando (tradito dalla cronologia) che i due sodali siano stati immortalati pochi secondi dpop aver ascoltato qualcuno declamare uno degli aforismi di Jim, raccolti in una qualsiasi delle innumerevoli pagine internet ad essi dedicati. Qualcosa tipo “A volte basta un attimo per scordare una vita, ma a volte non basta una vita per scordare un attimo”.

su brullonulla.

PROBLEMA 1.LICEITA’ DELLA MASTURBAZIONE



Come qualsiasi cosa per la quale non esista una “giornata mondiale” pro o contro, la masturbazione è un problema sul quale l’opinione pubblica non si spacca. È infatti attitudine largamente condivisa quella secondo cui ognuno è libero di fare del proprio corpo ciò che preferisce a patto di non violare, facendolo, le libertà altrui; è altresì ormai accettato che la pulsione sessuale è appunto una pulsione e non un vizio intellettuale, ed una valvola di sfogo autopoietica può rivelarsi in molti casi un grande livellatore sociale. Lasciando a parte un momento i termini rousseauviani, è necessario tuttavia dirimere alcune questioni di contesto intorno ad una domanda così ben posta. Per prima cosa quando parlo di masturbazione, in questo topic, intendo un atto rigidamente autoriferito. E ti prego di non cader preda di facili ironie pensando all’avverbio “rigidamente”. Inoltre parlo di un livello piuttosto standard di accoglienza civile dell’atto: elemento essenziale per arrivare ad un punto specifico, ma forse meritevole di un cenno in più. In effetti tutto quel che il tuo quesito solleva d’interessante è legato alla flessibilità dei sistemi di riferimento. È strano tuttavia che alcuni di essi siano ancora in mano all’ipocrita grettezza che regnava sovrana da prima degli anni cinquanta: mamma e papà sanno benissimo, infatti, che quella orribile cosa la fai diverse volte a settimana con il massimo vigore di cui sei capace; ma non per questo, se tu trovassi il coraggio sudaticcio di confessare la tua colpa, potrebbero considerare l’idea di pagarti il pieno al motorino per la tua sincerità. Alcune malelingue sostengono che persino tra i ministri del culto cattolico, che ti puniscono con qualche simbolico avemaria, si contino alcuni indefessi praticanti. Il che, parere personale, è comprensibile e condivisibile. Specie come ammortizzatore sociale, inserendo nell’integrità clericale un certo grado di tolleranza -alle stesse regole del resto del mondo, cioè chiudere la porta del bagno- verso crimini tutto sommato minori e non contro la morale (perché non depenalizzarlo dai confessionali? Che valore monetario rimane ad un avemaria se lo usi per punire le pippe?). La masturbazione, anzi, è un grande traguardo da raggiungere per ragazzi e ragazze dalla coscienza sessuale incerta e/o inesistente. Che poi essa possa essere arma a doppio taglio, fuor di discussione. Così come è fuori discussione la liceità. Quel che mi fa sorgere dubbi sulla tua domanda: davvero pensi che la questione se frustare il cobra sia lecito o illecito possa davvero, in qualsiasi sistema di valori, il problema 1?

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