SI PUÒ PRONUNCIARE GEROGLIFICO CON GLI DI AGLIO

di FF

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Ma certo che si può, senza problemi, fanculo tutti, sparate sul potere, cospargiamoci di merda di cane e facciamo un trenino dell’amore in centro a Treviso ballando al ritmo di qualche pezzo di Ambra Angiolini. Ho chiamato un mio amico giurista per farmi dare qualche delucidazione su questo argomento, su cui perfino il forum dell’Accademia della Crusca è parco d’informazioni. Beh, ho scoperto che la legislazione in materia sia piuttosto fumosa ed ambigua. Fino al 1949, probabilmente a causa della grossa rilevanza sul piano internazionale del museo egizio di Torino (o forse per l’ossessione di Benito Mussolini per la cultura classica), Anubi dalle nostre parti tirava poco meno di Gesù Cristo. L’articolo 134345 comma terzo del codice penale prevedeva pena di morte per impiccagione, mummificazione e sepoltura in un sarcofago assieme a settecento scarabei stercorari nei confronti di chiunque pronunciasse pubblicamente la parola geroglifico in maniera impropria –stabilendo come corretta la pronuncia suggerita dal De Mauro. Si racconta tra l’altro di un fatto di cronaca molto cruento di cui fu protagonista un gruppo di partigiani nel 1944 a Belluno: catturati e messi a morte, Lucio Capovilla (detto Barbìn) e i suoi commilitoni vennero messi di fronte ad un plotone di esecuzione fascista e iniziarono ad urlare in coro GERUGLIFICO!, come orgoglioso sfottò nei confronti dei loro compaesani collaborazionisti. Il dopoguerra e la ricostruzione, tuttavia, presero –come ben sappiamo- la forma di una sorta di restaurazione occidentale sulla falsariga di un discutibile american way of life che contemplava la libertà d’espressione e stampa tra i principali momenti di emancipazione dell’individuo, tra l’altro un topos copiato di sana pianta dalla dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino che, beh, storia lunga. Sta di fatto che dagli anni cinquanta ad oggi molte battaglie sono state portate avanti dagli alfieri di un linguaggio spurio e bastardo e finanche scorretto, così che allo stato attuale delle cose un’ipotetica costituzione materiale (cfr. Costantino Mortati) della Repubblica Italiana sancisce de facto la sostanziale impunibilità degli strafalcioni linguistici di fronte alla legge. Il lemma di cui in oggetto è una delle vittime più illustri di tale bieco revisionismo di fatto, ma è decisamente in buona compagnia (un altro esempio è la doppia pronuncia di gnoseologia). Quindi sì, puoi pronunciare geroglifico come più ti aggrada. In merito a questo tuo statement, però, io e Diego abbiamo senz’altro una domanda: perché dovresti? A chi giova la tua libertà espressiva? Ti ci senti migliore? Ti si scioglie di più il palato?

Nota: forse non avete ben capito cosa voglia dire l’anonimo navigante con la sua chiave di ricerca, ma ho potuto avere Nanni Cobretti in persona (forse non lo conoscete, ma è il fondatore del nuovo ed incredibile portale di cinema 400 calci) e l’ho invitato a fornirci un esempio pratico di pronuncia della parola geroglifico con la gli di aglio. Lo trovate  QUI.

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