CERCASUGOOGLE

spiega cose che qualcuno crede vadano spiegate

Categoria: design

LE CLASSICHE FACCE DI CAZZO

La letteratura è vasta e di difficile comprensione, equamente divisa tra mestiere delle armi e bieco qualunquismo. Poichè suppongo che sia un problema sentito (quello di individuare un certo grado di classicità, punti fermi della bruttezza), azzardo un mio undici calcistico di persone di sesso maschile a cui ho associato ed associo la mia singola concezione di “brutto”. Naturalmente la selezione è opinabile. E impara a parlar bene, cribbio.
Referrer trovato su Bastonate.

SERIGRAFIA MCGYVER

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Eccola qua, in tutto il suo splendore. Nata come prodotto homemade/DIY dell’ormai celebre designer Frederik Harbstordcfler per una maglietta commissionata dai Lotus Scrotus (oscura e geniale formazione art-crust svedese) ed in seguito adottata come vessillo di un movimento neocon giovanile statunitense di cui attualmente non ricordo il nome, è uno dei grandi lasciti della pop art degli anni duemila. In essa le voluttà warholiane degli anni sessanta si scontrano contro l’immaginario televisivo di fine anni ottanta, rifiutando con gesto plateale ogni momento di street art degli anni settanta-ottanta, andando alla radice ed immaginando un mondo onirico/irreale che scaturisce dallo stardom hollywoodiano e bypassa il vero così come lo intendiamo –da cui appunto l’interesse repubblicano in merito, e la successiva fama di Frederik Harbstordcfler, che qualcuno dice sia anche il deus ex machina della campagna HOPE di Barack Obama (ma in molti dicono che questo non sia vero, e come dar loro torto). Più credibile la voce secondo cui Shane Black, esaltato da tutto questo, si sia ispirato platealmente a Frederik Harbstordcfler per delineare la figura del cattivo nel buddy movie che ha terminato pochi mesi fa.

Chiedo venia per la relativa assenza di queste ultime settimane: potrei promettere di essere più costante su CSG ma  al momento sto facendo altro. La chiave è dei miei referrer.

CAMBIARE LA PROPRIA PERSONA CON PHOTOSHOP

cs2Mi vengono in mente tre modi di farlo. Vado ad elencare.

1 ABNEGAZIONE/ABIEZIONE/ ABERRAZIONE/ASTRAZIONE

Il progressivo distaccamento dal reale che segue un momento di fotta assoluta pro-photoshop. Scarichi una copia pirata del software di punta di Adobe e decidi di dover dedicare la tua vita ad esplorarne le possibilità, in progetti sempre più arditi. Crederci a tal punto da farlo diventare un’ossessione, perdere il lavoro, smettere di fare la doccia, iniziare a bere alcolici e ritenere immeritevole chiunque al mondo non conosca la differenza tra jpg e png. Che per carità, saranno anche brutte persone, ma in generale rendere adobecentrica la tua vita potrebbe non essere una buona mossa.

2 REMIX/SOCIAL ENGINEERING/POSTMODERNISMO

Iniziare a lavorare ad una serie di falsi, tipo quelli che si fanno fotografare con le sagome di cartone assieme a Don Johnson (chi becca la citazione vince un invito a sottoscrivere un account gmail gratuito), ma portarla ad un altro livello –che so, farsi fotografare seduti nella war room della casa bianca mentre si litiga con Martin Lutero, e Napoleone Bonaparte, entrambi interpretati da Joe Pesci. Oppure mentre stai surfando sull’Etna che erutta dimenticandoti un calzino sul piede destro (chi becca la citazione vince un invito a sottoscrivere un account gmail gratuito) con David Hasselhoff sullo sfondo che ti guarda e fa thumbs up. Stampare le foto e metterle sul soggiorno a mo’ di ricordo.

3 CONTRAFFAZIONE/RIPESCAGGIO/EVASIONE/SIMULACRO

Il solo Photoshop non basta ma aiuta. Si tratta, in ogni caso, di intervenire con Photoshop su documenti come carte d’identità, certificati di nascita, atti di proprietà e tutto il resto, in funzione di una contropartita (economica, politica o che altro). Lavorando di fino puoi creare identità fittizie, ricominciare da capo in paesi meno culturalmente chiusi, brindare con papi, entrare al Billionaire senza chiedere permesso, ottenere favori sessuali gratuiti, autoblu, pensioni d’invalidità, buoni Day, esenzioni fiscali, rispetto su twitter. Se ti sgamano sei perseguibile secondo il codice penale, non mi chiedere quali articoli di preciso –su questo punto suppongo sia facile fondare un’ipotetica classificazione in photoshoppers e mezzepippers.

MITOPOIESI vs RIVOLUZIONE ANARCHICA

Qualche ora fa me ne stavo a Bologna a bere una Fanta con il mio amico Nanni Cobretti. Nanni butta un occhio alla colonna davanti alla quale eravamo seduti e mi dice “vedi un po’ questo”.

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Per certi versi sono commosso.

COME MODIFICARE FOTORITOCCO SU PHOTOSHOP PER ELIMINARE VESTITI E FARE IN MODO CHE SIA NUDA

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A dirla tutta non è semplicissimo, e al momento non si riesce a fare con il solo Photoshop. Serve un software un pelo più intelligente, che riesca a comprendere il modo in cui il vestito casca sul corpo, che spessore, che taglia, che taglio e quant’altro e sappia costruire un corpo umano quanto più simile all’originale sulla base di informazioni visive incomplete. Senza contare i problemi legati alla pigmentazione della pelle sotto i vestiti, anche questa nient’altro che scontata, e tutta la questione della peluria, delle irritazioni e dei nei. Adobe comunque sta elaborando un’applicazione apposita, di cui Photoshop sarà dotato nel pacchetto CS4. Si chiamerà Snuder. Il software che viene utilizzato si basa su alcuni studi di Carlos Santiago de Mortitudo, analista presso la Scientifica di Las Vegas (ha lavorato anche come consulente per la prima serie di CSI), e su una serie di suoi saggi in merito alla ricostruzione dei corpi umani a partire dalle tracce dei vestiti, ipotesi molto controverse che hanno comunque portato alla soluzione di molti casi per cui era stata persa ogni speranza. Il costo di elaborazione è alto, ma per via delle fette di mercato che fanno capo a tutte le sottoculture di pornomani e paparazzi Adobe è convinta che sarà il faro guida dell’espansione urbi et orbi della Creative Suite 4. Allo stato attuale, invece, Photoshop prevede la sola possibilità di applicare il viso della tua fidanzata alle tette nude di un’altra persona, tipo Pamela Anderson, ma anche quello è un processo piuttosto lungo e laborioso –e per fare le cose come si deve serve una certa quale perizia. Nanni Cobretti, che mi gira la chiave di ricerca (trovata su i 400 calci), si dice molto dubbioso in merito a tutto il processo e consiglia di risparmiare tempo sparandosi le seghe direttamente sulla foto originale delle tette finte di Pamela. Potrei dire di essere d’accordo.

BOLOGNA DA ASPORTO

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Bologna da asporto è la più famosa opera dei celeberrimi Gonfiabili di Luca Scollasanti, geniale artista bolognese morto di overdose nel 1995 a soli trentasei anni. Luca era un uomo tormentato, figlio di un commentatore sportivo di seconda leva (cronaca bolognese ed affini) e di una barista bolognese molto rinomata che in seguito si risposò con un magnate delle calze a rete. Dopo le prime sculture, che risentivano molto di certe influenze pop mischiate ad un immaginario più anni cinquanta –arte povera e tutta quella roba), Scollasanti iniziò ad inasprire la tensione politica della propria opera, fomentato in parte dagli accadimenti della sua vita e in parte dall’inasprimento della situazione politica ai tempi di tangentopoli. Le sue opere diventarono un omaggio al concetto di usa e getta, di lottizzazione e tutto il resto, ributtandosi su un percorso anche un po’ biblico che Scollasanti decise di interpretare con camere d’aria truccate e collage assortiti. Bologna da asporto fu esposta per la prima volta al MAMBo nel 1994, un fatto davvero insolito considerato che il MAMBo è stato aperto nel 2007. Una camera d’aria, 40x30x16 cm, con pezzi di gomma incollati sopra ad abbozzare una pianta della città, con la curiosa scelta di un cratere al posto dell’Accademia delle belle arti. La critica lesse nei Gonfiabili ed in particolare in Bologna da asporto il massimo esempio di denuncia dell’esistente in Italia, e violentissime furono le voci che si schierarono sia a favore che contro l’opera, mettendo in moto un processo di ridefinizione e beatificazione pre-mortem che fece precipitare Scollasanti, più o meno indirettamente, nel buco nero di depressioni che lo portarono alla morte. Bologna da asporto e diverse altre opere del ciclo Gonfiabili sono conservati alla Tate Modern.

Edit: imperdonabile, non l’ho segnalato. Il referrer viene da monolocalgarage.

RAGAZZA SCOPA CON CANE FOTO VIDEO

il nostro opinionista, interpellato in merito

il nostro opinionista, interpellato in merito

Ad essere sincero me l’ero tenuta come intro per il prossimo brainstorming, ma dato l’attuale imperversare di chiavi di ricerca a sfondo zoofilo mi sento in vena di mollare il primo pezzo costruttivo dalla nascita di CSG ad oggi. ABBIATE RISPETTO DEI VOSTRI ANIMALI, date loro un’alimentazione sana ed equilibrata, lo spray per le pulci, i giochetti di gomma che fischiano e tutta quella roba; fateli correre nei prati, raccogliete la loro merda, non permettete loro di scannare i vostri vicini, portateli fuori porta e lasciate che respirino aria buona, non abbandonateli nelle piazzole accanto all’autostrada, non mettete loro la museruola, non tirate troppo il guinzaglio, cercate di evitare che piscino nei cerchioni dei SUV (lo dico per voi, quelli col SUV tendono ad essere trogloditi e a menare forte). E cristo santo, non guardateli con fare voglioso immaginandoli vestiti di latex a picchiarvi e a ficcarlo dentro vostra nipote. Lasciate che le razze continuino a non-mischiarsi tra loro. Bacini.

RAGAZZA SCOPA ANIMALE FOTO

la ragazza

la ragazza

la scopa

la scopa

l'animale

l'animale

grazie
(trovato su CSG)

FOTO CON SU UOMINI CHE SI VEDE IL PISELLO

(ok, non è proprio un uomo adulto, ma potrebbe servirti)

IMMAGINI CON LA SCRITTA VAFFANCULO

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Eccolo qua. TePensa2.0*, gente seria e cazzuta che sa cosa vuole e non ha paura di chiedere. A domanda risponde: ne avevo fabbricata una a bruciapelo io stesso il giorno che decisi di chiudere il mio flickr (lunga storia, è che avevo letto la normativa sui diritti delle foto di Flickr e non mi ci ritrovavo pienamente addentro). La ripropongo qui sopra pari pari. Metto anche un link al flickr in questione perché vi possiate godere il simpatico commento di un utente che sentenzia laconico che un vaffanculo in Helvetica è più dolce di un ti voglio bene in Arial. Io ci credo (tanto non mi costa manco una lira), ma naturalmente siete liberi di avere opinioni opposte (vi costa uguale). Chiave trovata su vaffanculo, come è giusto che sia. Per risultati alternativi, consiglio di ricercare vaffanculo su google immagini, una specie di fiera del goliarda a poco prezzo in cui ogni nerd informatico al primo stadio, armato di photoshop crackato e tonnellate di buona volontà, decide di dire la sua in faccia al mondo. A pensarci bene in tutto questo potrebbe, o non potrebbe, esserci qualcosa di autobiografico. Scaccio il pensiero.

*linguistica: Te Pensa è la versione romagnola di Tu Pensa.