CERCASUGOOGLE

spiega cose che qualcuno crede vadano spiegate

Categoria: domande

DOVE CAZZO LI TROVO I MICROFONI PER IL TIRO A PIATTELLO

harry

Premessa necessaria: non ne sapevo nulla. Avete presente quella nutritissima minoranza-quasi-maggioranza che quando arrivano le olimpiadi l’attaccano con una serie infinita di menomale perchè di vedere in TV solo calcio F1 e motomondiale ci siamo rotti le palle? Non ne faccio parte. Io non guardo nemmeno calcio F1 e motomondiale,  se voglio celebrare il culto del corpo umano mi metto su qualche film tipo Predator E non me ne frega assolutamente niente del taekwondo, anche se sono moderatamente felice per chi si era battuto per farlo diventare disciplina olimpica -riuscendoci infine a Sydney. Sto divagando. Intendevo dire solamente che come qualsiasi profano leggo la chiave di ricerca (me la manda il solito Diego) e mi viene da domandare cosa cristo abbia questo da lamentarsi, perchè del tiro al piattello l’unica cosa che so è che è anche specialità olimpica.

Non è così. Il tiro al piattello non è fatto solo di fucile pallottole e dischetto. Avete presente quando urlano PULL come se non ci fosse un futuro? Non stanno rivolgendosi ad un altro essere umano che dovrà lanciare il piattello. Stanno urlando ad un microfono collegato via radio a un meccanismo d’innesco che fa partire il piattello automaticamente. Mi vergogno un po’ a dirlo ma è la prima cosa che ho imparato in vita mia leggendo Yahoo Answers. La ricerca di una rivendita online sotto casa, tuttavia, si sta rivelando infruttuosa. Ho trovato un buon sito in inglese, con un paio di numeri che potete chiamare per chiedere informazioni: ve lo linko. L’oggetto si chiama The Ventriloquist, è un affare carino ed offre situazioni dinamiche a quasi tutte le situazioni che si possono presentare in una situazione anale del tipo disco che vola-carabina che spara, come ad esempio fornire un intervallo di delay fisso e regolabile tra l’emissione del comando vocale e l’effettivo momento del lancio del piattello. Vorrei approfondire oltre tutta questa faccenda, ma mi hanno linkato un video su youtube in cui Dumbo va a trovare la sua mamma elefante incatenata e sto per avere una crisi emotiva. Vi linko il video, così magari pensate ad altro anche voi.

Poscritto: Cercasugoogle ha superato i primi cento post da sei post, e il primo compleanno da ventun giorni. Non ci avevo guardato. Auguri, Cercasugoogle.

COME SI CHIAMA IL PRIMO FILM DI TERMINATOR

Terminator.

(grazie Nanni)

COSA SIGNIFICA LA PAROLA GERONTOFILO?

methuselah

Gerontofilia identifica tutta una serie di comportamenti sessuali compresi in una sfera di interessi di persone giovani verso persone anziane. In altre parole vieni considerato gerontofilo se ti eccitano la carne molliccia, le smagliature della pelle, il triplo mento e i vecchi in genere. Naturalmente lo scarto d’età dev’essere molto consistente , diciamo intorno ai cinquant’anni –il desiderio sessuale nei confronti della madre del tuo migliore amico è una perversione assolutamente straight, tanto per intenderci- ma a quanto mi risulta dalla letteratura in merito non è mai stato fissato da una legge. Questo è per via del fatto che la maggior parte dei sistemi giuridici occidentali non considera la gerontofilia in sé un crimine perseguibile. Esistono alcuni comportamenti ascrivibili a tale perversione che possono essere perseguiti legalmente, come ad esempio lo approfittarsi di donne anziane in carrozzina o di vecchi bavosi incapaci di intendere e di volere, ma sono regolati dalla normale legislazione anti-stupro.

La cosa più interessante in merito alla gerontofilia è il cambiamento della percezione sociale del fenomeno in sé negli ultimi anni. Nel senso che è sempre stato identificato come un paradigma economico che legava ragazze molto fighe e anziani molto ricchi (o anche utilizzatori finali), tanto da diventare negli anni novanta una sorta di sfottò sul genere vero-non-vero con cui mettere in croce modelle ed attricette. L’evoluzione della società civile seguito alla diffusione massiva di internet, invece, ha reso possibile individuare (e addirittura taggare) un’autentica scala delle perversioni gerontofile in base all’età dividendo le femmine più attempate nei video porno in –mi pare- tre macrocategorie: MILF, mature (o anche experienced, mi pare) e soprattutto granny, categoria al cento per cento gerontofila documentata da tutta una serie di video che mostrano che in camera da letto, per i veri futuristi, non c’è conto in banca che tenga. Alla salute.

COME SPIEGARE A UN BAMBINO CHE NON E’ BATMAN

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Occorre inculcare nel pupo alcune questioni anagrafiche di base: vostro figlio(?), molto probabilmente, non è maggiorenne nè orfano nè ricchissimo nè criptomosessuale, e probabilmente nemmeno ossessionato dal crimine. Nel novantotto per cento dei casi non vive in un castello, non ha un maggiordomo nè una caverna nascosta da un ologramma. Credo tuttavia che il modo più sicuro e veloce per fargli prendere coscienza della cosa sia l’evidenza empirica: scaraventarlo giù dalla tromba delle scale o da una finestra, sparargli contro dei pallini di gomma, provare ad accoltellarlo, farlo pestare da dei professionisti, provare ad investire il suo triciclo-batmobile con il vostro SUV, rompergli braccia e gambe con una mazza da baseball, cercare di estorcergli qualche confessione con scariche elettriche e via di questo passo. “Vedi quegli ematomi? Vedi quelle ustioni? A Batman non sarebbe successo“. Se parliamo invece di una presa di coscienza filosofica, probabilmente è il caso che voi per primi imbracciate la figura di Batman come una sorta di nume tutelare del concetto di giustizia assoluta e di autocoscienza, proteggere i più deboli, abbracciare l’oscurità a fin di bene, affrontare le nostre paure più grandi in seno ad un cammino di evoluzione del sè. Da questo punto di vista chiunque può essere Batman. Sempre meglio che essere il Punitore, tutto sommato. Via I400Calci.

CERCO PRODOTTO PER FARE SCOPARE MIA RAGAZZA

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In effetti non è chiaro nemmeno a me le modalità con cui è possibile reperire cloroformio nel mercato tradizionale (mercato tradizionale=scendo in paese a comprarne 200 mg). Mi sto informando un po’ in giro per internet (qui il parere di Yahoo Answers, una sorta di versione adulta e non autoironica di cercasugoogle). A questo indirizzo ho trovato una serie di distributori tedeschi e giapponesi, magari fagli uno squillo -per il Giappone potrebbero non risponderti, soprattutto se non tieni conto del fuso orario. Ma pare che ci siano delle controindicazioni che ostacolano la reperibilità sui mercati. Perlopiù è colpa della natura estremamente tossica del cloroformio, che qualche tempo fa è caduto in disuso anche nelle sale operatorie. Per provocare la narcosi del soggetto, dunque, è preferibile usare prodotti meno tossici e più a norma di legge, tipo protossido d’azoto o che so, sevoflurano. Ti rimando senz’altro a chi ne sa più di me per una lista dettagliata, e da lì puoi partire nella ricerca del prodotto più consono al soggetto in analisi ed alle condizioni di somministrazione. Nel caso, comunque, è estremamente importante che io ti sottoponga due o tre assiomi culturali ex-ante non disprezzabili che aiutano il vivere civile: UNO la somministrazione coercitiva di anestetici è proibita dalla legge e viene considerata una vera e propria violenza; DUE per la salute della tua fidanzata forse è il caso che ti rivolga ad un anestesiologo professionista (questo vale in un sacco di altri campi della medicina: rivolgersi a chi ha studiato dieci anni per non ucciderti mentre ti addormenta tende a diminuire il margine d’errore), TRE il sesso come forma espressiva e/o attività d’intrattenimento è tendenzialmente sopravvalutato e non ci avvicina più di tanto al punto di una relazione di coppia, che ha a che fare con la condivisione, l’amore e il rispetto.

I CANI SOFFRONO QUANDO HANNO IL CALORE?

Il referrer me lo allunga Davide. Per analisi approfondite sulla natura canina magari scrivete a Livia. Per come la vedo io, in ogni caso, le soluzioni con il vostro cane possono essere due:

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1 TOSARLO. Con il volpino della mia morosa ha funzionato, soffre molto meno la stagione e si lamenta il giusto -ha cambiato anche personalità, a dire il vero. Sta diventando davvero molto simile a un cane e ne parlerei nel dettaglio, ma non vorrei che questo blog diventasse una cosa alla Io&Marley. Già ho i referrer pieni di pervertiti e zoofili.

bd
2 CAMUFFARLO DA CANEAPE. Che magari non serve tantissimo per la sua temperatura corporea ma lo integra nel cosmo con facilità e slancio, oltre che darvi la giusta ispirazione se avete la necessità di comporre un pezzo à la Animal Collective.

ESISTE UN DVD CHE IMPARA A TAGLIARE I CAPELLI?

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No. I DVD sono dischi che contengono dati, e allo stato attuale dell’evoluzione tecnologica non è previsto che un DVD apprenda alcunchè. Esiste tuttavia un DVD che INSEGNA a tagliarsi i capelli: è Il mago della barberia, terzo episodio della serie Arti e Mestieri della Savalas Edizioni, uscito in edicola nel novembre del 2004 e ancora richiedibile sul sito ufficiale. La storia della collana è quantomento bizzarra: si tratta di una sorta di vademecum in dieci episodi pensato e realizzato da un gruppo di ex-geologi di grandissimo calibro, ritiratisi in una comunità montana dalle parti di Gubbio dopo aver abbracciato una declinazione DIY di questo culto catto-individualista ibridato secondo cui -di base- un uomo degno di questi crismi basta a se stesso nella creazione di modelli sociali monocellulari eteroriferiti, una sorta di filosofia del cut-up culturale applicato a certe teorie isolazioniste di natura monastica. Il corpo e la mente si uniscono e bla bla bla. Cose che funzionano a corrente alternata, a meno che l’obiettivo non sia esplicitamente quello di chiudersi in un bungalow a riflettere sul nulla per il resto della propria esistenza -nel qual caso qualunque paradigma autogenerato fa alla bisogna, ma non credo che riflettere su questi paradossi possa portarci ad una maggior cognizione di causa in merito al problema di cui in oggetto, AKA tagliarsi i capelli per conto proprio. In qualsiasi caso la collana ha riscosso un successo piuttosto inaspettato ed era in programma un seguito di altri dieci episodi in DVD, questo prima che Martino Stremato (il curatore dell’episodio Esplosivi fatti in casa) fosse accusato di essere uno dei principali referenti di Ottobre Marrone, un gruppo terroristico futurista di cui si parlò molto dopo quella storia della fluorizzazione del Gange. Il DVD comunque, a cura di Alberto Yuzna, è davvero ben fatto, contiene diverse testimonianze di barbieri DIY e preziosi consigli sul tipo di forbici pettini e rasoi da utilizzare, e anche se ammetto di non avere mai provato (piuttosto che mettermi le mani in testa do in mano le forbici al mio salumiere) i risultati a video sembrano tutt’altro che disprezzabili. Consiglio anche gli altri episodi della collana, in particolare Grammatica per eremiti e Metanfetamina fai da te. Info e contatti qui.
La chiave l’ha trovata Lorenzo su Tokyo40hrz.

SOMIGLI A BRENDAN FRASER?

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Somigli a Brendan Fraser? è una specie di giochetto molto in voga nell’ultimo anno tra i movie bloggers di tutto il mondo. In pratica un tizio ha creato un’applicazione che analizza una tua foto frontale ed estrae una percentuale di somiglianza con una foto standard di Brendan, e non sarebbe niente ma pare sia proprio in corso una lotta sanguinosissima nel forum di identikitters.org per chi arriva alla percentuale più alta (mentre scrivo in testa c’è Chun Li-Wai, una corrispondente da Hong Kong per Variety), seguita dalla creazione dell’immancabile gruppo facebook. Una delle solite manie per farsi passare il pomeriggio e giustificare la connessione ADSL in tiro costante, una specie di quanti gradi di separazione ci sono tra te e Brion James aggiornato al primo trimestre del 2009 (nel mio caso ci sono due soli gradi di separazione: nel ’93 ho fatto un europeo di calcio balilla in squadra con una truccatrice di Tango&Cash). Capirai. Passerà anche questa.

Nel caso la domanda fosse invece rivolta a me la risposta è NO, e ammetto di non dispiacermene troppo. L’estetica del bellone tutt’altro che maudit con capelli flosci e conflitto perenne tra mascellone prominente ed occhioni azzurri da cucciolo mi indispone, e tutto sommato come tipo somiglio più al barbone che cerca di spillarti venti centesimi sotto casa ogni mattina. Però Claudia, la mia ex fidanzata, continuava a dire che somigliavo ad una versione rough di Colin Farrell, gonfiando il mio ego e facendomi sentire in qualche modo amato (poi se ne scappò in centroamerica per sfuggire a un processo per falsa testimonianza, spezzandomi il cuore e diventando causa più o meno diretta della mia dipendenza da metadone, ma quella è tutta un’altra storia). Alcune foto mi danno davvero molto simile a Lou Barlow. Mio padre (che è la copia di Telly Savalas con i capelli) continua a chiamarmi Cugino It, non so bene perchè. Forse tu ti confondi con Andrea Delcan, un photoblogger di San Martino di Lupari che ho conosciuto ad un survival blog fest in Birmania tre anni fa. Impressionante somiglianza, alcuni di noi (di cui non faccio il nome, altrimenti mi tolgono il link dal blogroll) l’avevano soprannominato George della Giungla e continuavano a tirargli gavettoni e ad appenderlo in piena notte a un groviglio di liane, nudo e in mezzo alla foresta pluviale. I blogger alle volte sanno essere molto spiritosi. Andrea comunque, una volta tornato a casa e guarito dal tifo, pare essersi volatilizzato dalla blogosfera, ma se la passa benissimo. Ci siamo scambiati un paio di mail l’anno scorso, era in buona salute, aveva iniziato a lavorare come promotore d’investimenti e si era fidanzato con una ragazza incredibilmente simile a Helena Bonham-Carter.

Grazie a Violetta per la chiave. Nemmeno lei somiglia molto a Brendan, nel giochetto ha beccato il 17%.

PERCHE GLI UOMINI CONSERVANO IL NR. DELLA EX

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Per gran parte è una questione di utilità pratica ed affini. Una delle mie ex fidanzate storiche è tra i massimi esperti italiani di cinema action hongkongese, quello che iniziò ad andare di moda nella seconda metà degli anni novanta (Tsui Hark, John Woo, Jackie Chan e simili). Aveva una filmografia sterminata in VHS della quale avevo visto sì e no il dieci per cento quando la lasciai nel 1997: titoli davvero oscuri, per gran parte in cinese mandarino non sottotitolato, che aveva raccattato a destra e a manca con mezzi non sempre leciti e cristallini (se vi interessa il gossip, la lasciai perché il mio migliore amico la beccò a fare sesso con un regista asiatico piuttosto famoso nei cessi pubblici del multisala dove stava svolgendosi il terzo Forlimpopoli Asian Film Fest, dove appunto il regista in questione era ospite d’onore). Sia quel che sia, rimanemmo in buoni rapporti: lei la persona che è ed ha gli eroi che ha, ed in certe cose credo sia giusto tenere i piedi per terra e pensare da adulti. Di tanto in tanto ci sentiamo e mi passa una dozzina di VHS o DVD, io me li sparo e glieli restituisco. Sono in buonissimi rapporti anche con la ragazza con cui sono stato per sei mesi qualche anno dopo: una ex-punkabbestia divenuta aromaterapeuta residente a Portoviro, ora gestisce una clinica che pare essere famosa in tutta europa. In realtà è una tipa un po’ scettica rispetto a tutto quel genere di misticismo a buon mercato da ultimi della classe che tende ad affogare la new age, e conservare il suo numero mi è stato piuttosto utile per la mia tesi di dottorato sulla medicina alternativa. L’unica ex fidanzata di cui non ho conservato il numero è Marianna, la centralinista di una hotline porno con la quale le confessioni sui nostri rapporti post-storiadamore stavano diventando piuttosto dispendiosi. Volendo esulare da tutti gli episodi di vita vissuta che potrei continuare ad inventare, comunque, il motivo fondamentale per cui il maschio tende a conservare il numero della ex fidanzata è che, ehm, i numeri di telefono in rubrica non hanno un costo annuo di mantenimento e non portano via troppo spazio nella memoria della SIM. Eliminare un numero di telefono dalla propria rubrica, al contrario, è un’operazione che per l’uomo è estremamente faticosa e porta via almeno sei secondi di tempo, oltre a non dare alcun beneficio pratico se non soddisfare una paturnia che non dovresti avere. E poi sii onesta, se butti via i numeri di tutti i tuoi ex vuol dire che li hai imparati a memoria. Grazie a Francesco di Cercasugoogle per la chiave.

DOVE POSSO ACQUISTARE PANTALONI ADIDAS

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Caro navigante,
comprendo ed abbraccio la tua frustrazione. Anche io sono in mezzo a una paturnia piuttosto simile da un paio d’anni circa: cerco un negozio dalle mie parti che venda queste scarpe da quando le ho viste ai piedi di Bob Weston, e sono due anni che mi vedo risponder picche. Senza perdermi in ciance, alcune ricerche su internet mi hanno permesso di scoprire che Adidas è un’azienda tedesca specializzata in abbigliamento sportivo da sessant’anni e passa. E se è riuscita a sopravvivere nella memoria collettiva in quello spietato business che è lo sport-fashion di nicchia qualcosa vorrà dire. Sono quasi convinto, tra l’altro, che le scarpe a cui ero più affezionato in assoluto, un paio di sneakers che trovai al mercato intorno ai quattordici anni e che portai ogni giorno della mia vita fino ai ventidue, portassero proprio questo brand. La cosa brutta dell’acquistare pantaloni, tuttavia, è che tendono ad essere scelti in funzione di uno scopo più alto del mero feticismo legato ad un brand -più che altro li si compra per indossarli, ecco. AKA, trovare un distributore online può rivelarsi efficiente dal punto di vista dei costi ma assolutamente improbo a livello di taglie, colori e quant’altro. La foto non è l’oggetto, così come la mappa non è il territorio (lo diceva De Niro in Ronin). Mamma e papà sanno di cosa hai bisogno, e sanno qual è la tua taglia. Ma tu hai una coscienza di te decisamente più scarsa rispetto a quella della donna che ti compra le mutandine da quanto sei nato.
Così, insomma, negozi nella tua città che trattino il marchio Adidas. è dura, visto e considerato che non so da dove stai digitando. Volendo parlare in generale, mi sento di darti alcuni buoni consigli per la scelta di possibili candidati. Prima cosa: lascia stare le grosse strutture, standardizzate su un piattume depressivo di grandi marche e brand da catena low-cost, e poco inclini a rischiare su una firma di vecchia scuola che si specializza in capi d’abbigliamento dal taglio inossidabile e classicissimo, un’attitudine che la grande distribuzione ha imparato a vedere come una sfida diretta a dettami di qualità o di arroganza predatoria da principi del mercato dell’abbigliamento. Dirigiti piuttosto verso i piccoli negozi di nicchia, magari quelli specializzati in streetwear, ma che non siano troppo carichi di se stessi e fissati con il nuovo brand ad ogni costo. Ed evita coloro che ti vendono uno stile di vita assieme ai pantaloncini, al fine di non farti dissanguare al momento di pagare il conto -in fin dei conti occorre pensare al portafoglio, in momenti di crisi. Quanti ne rimarranno fuori? Forse uno o due in tutta la città, probabilmente gestiti da vecchietti decrepiti che del vestire comodo hanno fatto la propria missione di vita e sanno coltivare rapporti commerciali di lunga durata con un brand che è cresciuto insieme a loro e li ha aiutati a definire la loro estetica. Ed è proprio in quegli scaffali malfermi che potresti trovare, dopo mesi e mesi di ricerca, un paio di pantaloni di felpa Adidas che mostrino a tutti l’appeal classico e sobrio, sebbene lontano da dietrologie di sorta, che il tuo camminare va scandendo a chiare lettere. Non è una passeggiata, ma ne vale la pena.

Per chiunque sia interessato a conoscere Adidas, giro il link al sito ufficiale, se vogliamo un po’ spartano -segno di una gestione ancora estremamente DIY che ha quel che di eroico. Referrer fornito da Giorgio.