CERCASUGOOGLE

spiega cose che qualcuno crede vadano spiegate

Categoria: domande

PERCHE IL CANE TENDE A PORTARE A SPASSO IL PADRONE

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Credo sia tutto ascrivibile a quella che se non erro al liceo mi avevano (con scarsi successi, ma forse il fatto che fossi uno zuccone e/o una mela marcia non era ascrivibile al corpo docente) insegnato a chiamare conservazione della quantità di moto, mi pare il secondo principio della dinamica. In buona sostanza il cane senza guinzaglio andrebbe a quaranta chilometri all’ora. Tenerlo al guinzaglio lo rallenta fino alla velocità che preferisci, ma il cane ha una massa e questo tende a far sì che il padrone venga trascinato nella direzione presa dal cane. In altre parole, il cane tende a portare a spasso il padrone perche il padrone si ostina a tenerlo al guinzaglio. Naturalmente potrei sbagliarmi: se vedeste i miei voti di fisica all’epoca non mi fareste manco passare lo straccio per terra. Grazie a cani da cuccia per la chiave.

MA DIEGO CAJELLI LE LEGGE PROPRIO TUTTE LE RICERCHE?

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Diego Cajelli non ne salta una, legge le chiavi di ricerca sei volte al giorno con notevolissima apprensione. C’è un motivo in questo, e non ha niente a che fare con le piccinerie metanarrative vuvuvù del cazzo che ti son saltate in mente di primo acchito bensì con una questione di (ehm) metempsicosi. Le chiavi di ricerca del blog di Diego sono una sorta di moderno geroglifico, un canale di comunicazione aperto con l’aldilà. L’attuale situazione sociopolitica è ad un punto di rottura e  sta mettendo in seria apprensione alcune anime trapassate, che stanno lanciando messaggi a Diego perchè impedisca un evento futuro nefasto di cui non vuole parlarmi, ma che lo tiene impegnato giorno dopo giorno in pesante conflitto con le sue esigenze primarie –i suoi rapporti affettivi, la sua igiene personale, la sua alimentazione, il suo lavoro. Pare che negli ultimi due mesi Diego abbia tagliato fuori tutto il mondo e rimanga chiuso in camera sua a cliccare furiosamente il tasto refresh del suo servizio di statistiche web, nella disperata attesa di un referrer che potrebbe non arrivare mai e spazzare via l’umanità per sempre. Noi tifiamo per lui e lo incoraggiamo a non demordere.

CANZONE CHE È USCITA DA POCO IN INGLESE DI UN MASCHIO

Ce l’avevo sulla punta della lingua, davvero. CAZZO, non mi viene in mente. La stavo cantando proprio l’altro giorno sotto la doccia.

No, niente. Era un pezzo dei Rammstein in tedesco.
In INGLESE? Sicuro?
Non un pezzo un po’ vecchio? mi ricordo Master Of Puppets ma è un po’ vecchiotta (e beh, sono quattro maschi).
Non so.

(trovata su inkiostro da nuxx)

REGALI CON TEMA IL COCCO

REGALI CON TEMA IL COCCO

Non posso esimermi da un necessario cappello introduttivo: se la tua ricerca è motivata dal bisogno di fare contenta una persona ossessionata dalle noci di cocco allo stesso modo in cui alcune ragazze contemporanee lo sono da Emily the Strange, probabilmente il miglior regalo che puoi fargli/farle è il biglietto da visita di un bravo psicologo. Detto questo, mi tocca far presente che questo non è propriamente il mio genere –né i regali né il cocco. La prima soluzione a cui mi viene da pensare, nondimeno, è una cosa che ci aveva proposto di costruire la professoressa di educazione tecnica in prima media: un presepe scavato dentro una noce di cocco con delle statuette della misura di un soldatino, una sorta di mini-ricettacolo di concetti art-brut addobbato di coriandolini e somarelli. Anche se in realtà, nel caso concreto, ci aveva proposto due alternative-presepe e io ho scelto la seconda (un presepe ritagliato in una sagoma di bristol nero e riempito di carta lucida retroilluminata). In seguito ho cercato di dedicare la mia vita alla costruzione di un altro presepe* e non ho mai cagato troppo la soluzione-noce di cocco, quindi non potrei dirti del grado di difficoltà né di altro. Un’altra cosa che potresti fare è costruire un modellino in scala 1:15 circa della prima sequenza dei Predatori dell’Arca Perduta, con una noce di cocco al posto del masso rotondo. Una terza opzione piuttosto fascinosa a mio parere potrebbe essere quella di creare un pendolo di newton con quattro noci legate –o un pendolo intitolato ad un qualunque altro studioso, a partire dal leggendario mr.Foucault. Una cosa a cui potresti non avere pensato è quella di regalare a qualche tuo congiunto lo stafilococco: nel caso in cui ti interessi ti lascio un link per saperne di più su come va trasmesso. Ma probabilmente non sei il tipo da malattie veneree, questo ci impone di andare a pescare un altro target, magari cercando la stessa cosa su google in inglese ed approdando a siti come questo, una specie di orgasmico trionfo della noce di cocco come idea regalo postcontemporanea (fantastica la serie di San Valentino). Oppure, molto più semplicemente, potresti regalargli una composizione di noci di cocco dentro un cestino di quelli dove mettono lo zampone il panettone e i carciofini sotto natale, pieno soltanto di ricci di plastica, noci di cocco e bottiglie di batida. Che a me come alcolico continua a piacere molto, anche se è roba da ragazzine.
Saluti e grazi-i a curieuseville.

*in realtà l’avevo progettato come anti-presepe. Era una specie di installazione con statue a grandezza naturale, tipo quello di San Francesco, con una tanica di benzina al posto della culla che avrebbe dovuta esser fatta saltare il giorno dopo l’epifania. Non l’ho mai realizzato.

IL VENTESIMO SECOLO HA VISTO GRANDE CHANGES. IN LA TUA OPINIONE CIÒ CHE È UNA MODIFICA CHE DOVREBBE ESSERE RICORDATO IL VENTESIMO SECOLO? PERCHÉ


Per intanto comprendendo la questione di cui poi non è nemmeno detto? Che la mia esistenza in un secolo di illuminazione tecnica il microchip non ha potuto senza menti doviziose logorare la capacità tecnologica senza comprendere quale sia davvero la toponomastica logica estetica parabola di secoli trascendenti con cui secondo me è la chiave per ricordare in senso mnemonico il ventesimo secolo. C’è da dire tuttavia che occorre discernere tra mito, flusso di coscienza ed amore per le cronache stando a disorder specie se dopo dodici cappuccini in un’ora il proprio fegato pare raccontare l’estetica di mille e mille strali domiziani in merito a recenti biopic conclusivi in qualche modo. Tipo Ray, un caso eclatante di ciò che per altri versi ad esempio Wynona Rider e svariate altre? starlette di tendenza quando le tendenze tendevano a subire svariati changes in linea con il tempo di morire di battistiana memoria, per quelli per la cui memoria è battistiana piuttosto che battiatiana o berteiana. Continuo a pensare che Eric Hobsbawn tutto sommato sia una rotta percorribile a senso vietato parlando anche di cose tipo il recentemente defunto Huntington che sembra anche no, insomma. Non terrei nemmeno fuori dall’occhio di bue il fatto che il ventesimo transeunte ventunesimo nel posto di cui l’esistenza e i blog, ma soprattutto i blog, Raf e Ron ma anche Gianni Moranti e la depressione caspica e la P2, gente per cui lo stile libero e lo stile liberty sono quasi la stessa causa… Non è questo ciò che ci aspettiamo? da chi si aspetta un aspetto simil ventesimo secolo. A me piacevano molto i Napalm Death e Charles De Gaulle, ma mi rendo conto sia solo un parere personale: anche

teaser

ot, ma nondimeno.

XKE’ I RAGA SFOTTONO LE RAGAZZE?

xKè i raga, kara, sono dei pezzi di KAKKA. Ekko xkè. X esempio tu wedi tutti kuei raga ke si mettono a kazzeggiare tra loro x saXe ki ha il kzz + grosso. Ekko, logikamente poi succede ke ki non ha x niente il kzz viene sfottuto il doppio. il mio Konsiglio in merito cmq è quello di FREGARTENE, xkè tanto poi a – ke non sn dei rikkioni i raga alla fine vogliono solo limonare kon le raga. Quindi tanto wale ke te ne freghi e gli dai korda, tanto sn giovani. Ho mal di testa (troppo sbatti).

(tra i referrer di cerkasugoogle)

FARSI TROPPE DOMANDE FA BENE?

Vorrei che concentrassi la tua attenzione su un lemma in particolare, linkandoti al sempiterno De Mauro e spingendoti a riflettere sul fatto che, come ama ripetere Gerry Scotti, la risposta è sovente contenuta all’interno della domanda. Per mia parte non ho la benché minima intenzione di suggerire indirizzi al significato, magari potrei disquisire per ore ed ore su come e quanto le domande possano essere “troppe”. Spesso la prassi ci viene in aiuto da questo punto di vista: è ragionevole assumere, ad esempio, che allacciarsi le scarpe partendo dalla destra sia equivalente all’opposto (cioè allacciarsele non partendo dalla destra), senza chiedersi ogni volta quale delle due soluzioni sia più proba per il futuro del pianeta terra. Così come viene ad esempio dato per scontato il fatto che una banconota da dieci euro sia pagabile a vista al portatore anche senza che questo sia scritto sopra la banconota stessa, come era ad esempio per il vecchio conio. Pretendere biglietti bancari personalizzati che ovvino a tale mancanza è quasi del tutto impraticabile, avventuroso e generalmente scomodo, così come poco tradizionalmente italiana l’alternativa di un mercato simil-britannico che faccia fede innanzitutto su circuiti di carta di credito. Ci si fida. Spesso ci si ciba di alimenti preconfezionati o comprati al banco del supermerdaio senza leggere per filo e per segno la lista degli ingredienti, fidandosi di norme HACCP e derivati che -in quanto regole- qualcuno potrebbe sostenere siano fatte per essere violate; senza parlare del fatto di saltare a piè pari tutti i nomi di alimenti che non si conoscono, tipo l’acido ascorbico (magari sai cos’è, ma ti sei mai chiesto che sapore ha?) eccetera. Ad esempio le regole del fidanzamento monogamico occidentale tendono a non esser discusse, e fidanzandoti con una nuova ragazza dai per scontato il fatto di avere una sorta di esclusiva sullo status. Chiedersi se la ragazza abbia in corso altre relazioni, tuttavia, è piuttosto salutare. Molto meno è chiederlo a LEI, perchè la donna è per sua natura incapace di non leggere segnali in ogni cosa che esce a casaccio dal tuo cervello, e si sentirà in qualche modo sottovalutata da te –per non dire sgamata se la risposta è affermativa- e in genere da qui in poi sono dolori. Se parliamo di tariffe telefoniche invece è meglio rincoglionire l’operatore che ti contatta di talmente tante domande da indurlo a credere che tu sia, come in effetti sei, un cagacazzo, e magari a rifilarti una tariffa meno pacco di altre per non sentirti mai più. Ma se vuoi una e una sola risposta a questo quesito epistemologico di base, la risposta è NO. Continua pure a sfondarti il cervello di domande, e chiedi a Google il più possibile. Sia mai che prima o poi mi capiti di ricucirti addosso un altro post.

brullonulla, che come sempre vede e provvede.

CHI SA SPIEGARE IL SUCCESSO DI FRANCESCA SENETTE?

Francesca in persona sa spiegare se stessa con una certa eloquenza, annunciandosi con un sito ufficiale dinamico e divertente che snocciola in apertura una serie di features elencate dalla stessa Francesca in prima persona e –se vogliamo- piuttosto confusionarie nel mixare sostantivi ed aggettivi senza soluzione di continuità. Purtroppo non potrei dire di essere un fan di vecchia data di Francesca Senette, per evidenti ragioni di contesto (leggo essere Francesca uscita allo scoperto come presentatrice del TG4, e non sono un cultore enciclopedico di tale testata –eccezion fatta per certi exploit di Emilio Fede). L’irresistibile ascesa della commentatrice di Tradate (VA), in ogni caso, ha il profumo di una nobile esperienza di gavetta e sudore: otto anni alla corte di Emilio dopo essere stata da lui notata ad Antenna 3. Per un totale di una decina di anni e passa, suppongo, prima di vivere un successo in solo come futura commentatrice dei cazzi altrui in un seminuovo format televisivo che da settembre inizierà ad andare in onda al posto dell’Italia Sul Due (sempre che io abbia capito bene). Una storia un po’ DIY, aiutata da un certo grado di fortuna ma sostenuta con un alacre lavoro di difesa della propria posizione e del proprio rango. Se lo chiedete a me, insomma, al primo impatto Francesca sembra essere dotata di quel fascino perverso della non-più-ragazza che si è fatta da sé e non deve chiedere mai, ed ha pure le palle di non nascondere la propria incompetenza in materia di Kierkegaard e porno (due materie di cui non so un cazzo nemmeno io, per cui la giustifico) mettendo in streaming nel proprio sito ufficiale uno scherzo a lei fatto e che trovate anche –in alternativa- su youtube. Brillante esempio di dinamismo ed inquadramento, probabilmente necessario alla sopravvivenza all’interno dei canoni televisivi del nuovo millennio e funzionale ad esaltare la figura professionale più classica e se vogliamo accademica di giornalista, presentatrice, madre e cultore della materia in Comunicazione Pubblica e Istituzionale, Scienze della Comunicazione all’università Statale dell’Insubria di Varese. E ammetto di essere su questo particolare punto un poco invidioso nei suoi confronti: io non sono stato nominato cultore della materia in niente, non che abbia interessi di alcun tipo ma mi farebbe piacere che un giorno qualche istituto di istruzione superiore –magari di antica costituzione- mi faccia l’onore di tale titolo personale, nella prospettiva di una cerimonia in pompa magna potrei bypassare il mio disprezzo per l’accademia e farmi invitate. Comprendo comunque il dubbio di chi pone la domanda: in fin dei conti lo stile di Francesca NON È quello della classica superfiga gerontofila da operetta immorale che si suppone affollare certi ambienti del giro Mediaset, con un quoziente intellettivo non tracciabile e il solo talento intellettuale di saper indovinare l’ammontare del conto in banca di un maschio dal taglio di capelli. L’unica cosa che Francesca Senette ha in comune con loro è un aspetto fisico del tutto rilevante. Nella vita, tuttavia, è sposata ed ha una figlia che chiama per nome in un sito pubblico, cosa che fa molto focolare domestico e la mette in pole position nell’indice di gradimento delle casalinghe (il principale target di una trasmissione che discetta dei cazzi della gente il pomeriggio di RaiDue). Il fascino del marito, in aggiunta, rischia di far sembrare Francesca una donna di tutti i giorni (ma non dovete credere a me): di nome Marcello Forti, di mestiere imprenditore di spicco della ristorazione milanese bene (cioè un magnate del magnà), uomo di appena un paio d’anni più vecchio di lei ma con le idee già chiare. Gentiluomo di rango, e sostenitore di una nuova idea di ristorazione più dinamica e fashionable. Lo scopro protagonista di una bonaria invettiva contro i camerieri ciccioni in un’intervista de Il Mangione, ed indiretto responsabile di una diatriba all’interno del forum dello stesso portale. Come a dire uno che non te la manda a dire, un pater familias dei bei tempi andati che esalta il mio culto della personalità rendendo quasi nulla la mia gelosia per il fatto che sua moglie sia quasi mia coetanea ed assoltamente fidanzabile –se non fosse per il fatto che limito le mie frequentazioni varesine al minimo indispensabile. Se volete un altro argomento, nel menu online di uno dei ristoranti di mr. Forti sono citati proverbi in dialetto milanese tipo tegnì un oeucc al fat e l’olter a la padella o la bucca lè minga straca se la sa nò de vaca, che non so tradurre al 100% ma già amo alla follia. Ed è tutto rispetto che per transfert va a posarsi sulla figura di mrs. Senette.
A completare il quadro di una figura dinamica ed attenta, il riferimento nel sito di Francesca ad un blog –purtroppo al momento inesistente- incentrato su stile e tendenze, altre due cose di cui non so una sega ma che mi interessano in linea di principio. Del blog sappiamo solo attraverso il link che si chiamerà Birkin, come la tipa che si scopava Gainsbourg negli anni del primo appannarsi delle prestazioni, e che cita un maitre à penser del pret à porter come Coco Chanel per dare da subito il tono giusto e scarsi dubbi sul fatto che i contenuti dello stesso saranno rilevanti. Se mi manda una mail con il Feed RSS, magari, facciam prima.

brullonulla fornisce la chiave e cambia host.

ESISTE UNA VIA DI MEZZO TRA DARK E NORMALI?

Sì, si chiama caffelatte. A parte le celie che una domanda talmente stupida può generare in gente agguerrita come ad esempio chi scrive, occorre che specifichi cosa intendi per dark e normale quando le metti a raffronto. È facile infatti incappare in una concezione vagamente aristotelica di normalità, che tenda a collocarla grossomodo a metà di uno spettro delimitato da due caratteri estremi. “Che la virtù etica è dunque una via di mezzo, e come lo è, e che è via di mezzo di due vizi, uno per eccesso, l’altro per difetto, e che è tale per il fatto di essere tendente al giusto mezzo che ha luogo nelle passioni e nelle azioni, è stato sufficientemente detto” (l’ho trovata qui). Nel caso specifico, insomma, potrebbe volersi dare che persona “normale” è chiunque sia più o meno distante tanto dal concetto di darkettone preso male dalla vita e con la foto di Rozz Williams al posto del crocifisso in cameretta, quanto dalla ventunenne euforica con il lecca lecca ed il poster di Napoleon Dynamite. Il che significa che nel caso concreto stai cercando uno stile dark per tre quarti, il che significa una specie di poeta maledetto con tendenze suicide ma che sappia sciogliersi di fronte all’incredibile poesia di un’alba sul mare, almeno una maglietta gialla nel guardaroba e cazzi del genere. Ti invito comunque a considerare che quasi tutti noi abbiamo un lato oscuro, e questo mi dà comunque da pensare rispetto a quella che sospetto sia la tua attitudine, vale a dire l’arrogante definire “normale” uno stato mentale che esuli del tutto qualsiasi sfumatura riconducibile al concetto di “dark”. Rather be peripatetico than indiepopper, per dirla alla Kurt Cobain.
Comunque sono problemi tuoi. Visivamente esiste un’intera gamma di vie di mezzo tra “dark” e normale, pensa solo alla maschera di luminosità di Photoshop, al fatto che puoi tirare la tapparella della tua finestra a metà o a un quarto, al crepuscolo, al grigio metallizzato e ai tatuaggi scoloriti. Parlando di fashion una discreta via di mezzo tra dark e normale è pantaloni aderenti di latex con anfibione nero, cintura piena di borchie e catene, camicia Benetton rosa con un bottone slacciato, barba di due giorni, berretto New York Yankees e Flik Flak al polso. Contemporaneo, pregno, street, dinamico. Magari prova qualche accostamento con il Gira La Moda.

pescato da Colas nei referrer di stereogram.