CERCASUGOOGLE

spiega cose che qualcuno crede vadano spiegate

Categoria: il corpo (questo sconosciuto)

COME E’ FATTA LA SBORRA ANSWER

Le bustine monouso di sperma Answer, commercializzate nell’ultimo anno da Easy Prole ed annunciatissimo oggetto di culto dell’estate 2010, sono vendute in comodi blister 10×12 cm con foro europeo, e potete trovarle praticamente ovunque. La geniale intuizione di Easy Prole è stata quella di seguire l’onda del rinnovamento del mercato farmaceutico, il quale ormai non è più appannaggio delle farmacie quanto piuttosto della grande distribuzione. Non è infrequente, tra le altre cose, trovare nei supermercati più grandi l’espositore Answer, un gioiellino di plexiglass progettato dal designer Martino Marco Moretti e progettato per ospitare le sei varietà di buste. Nel caso siate stati su un altro pianeta nell’ultimo semestre, le buste di Answer (PVC con interno in alluminio anodizzato) si possono trovare in sei colori. Ovviamente la divisione dipende dal ceppo etnico del donatore di seme, cosa che ha provocato la sua parte di polemiche ed accuse di criptonazismo (dovute soprattutto, immagino, alla scelta di commercializzare la serie limitata Arian F1 in una busta dorata). La risposta della compagnia è stata la linea Roulette Answer, un prodotto di primo prezzo destinato ai discount del quale non è possibile definire le caratteristiche del prodotto -nè il ceppo etnico del donatore nè il fatto che il prodotto all’interno sia o meno infetto.
La foto l’ho presa qui, la chiave di ricerca ad Emiliano.

SCORREGGE DURANTE LA COLONSCOPIA

boschIl mio amico Mattia, che mi manda la chiave, non mi fa mancare un commentino. Testualmente: Tra l’altro un mio amico medico giura di aver visto foto di intestini esplosi per via del metano e di scintille del tubo della colonscopia. Nomi e cognomi, Mattia. Comunque la colonscopia giustifica copiose scorregge sia durante che dopo il trattamento, visto e considerato il quantitativo d’aria che ti sparano su per il retto per far entrare la sonda. Devo ammettere in ogni caso di aver controllato Wiki e un altro sito del tutto a caso per avere una stima del volume d’aria medio pro colon, ma su questo particolare punto chi sa tace. Ci sono anche buone notizie, se vogliamo: segui le regole, fai fuori tutto il beverone (Isocolan 34 G, pare si chiami) che ti danno da consumare nei giorni pre-esame e vedrai che il tuo colon sarà così pulito da rendere le scorregge sostanzialmente inodori. Per quanto riguarda il durante ricorda che i medici che fanno colonscopie rispondono (credo) al genere di individuo che ha scelto di prendere una specializzazione che prevedeva infilar sonde di un metro e mezzo nel culo a pazienti di mezza età, quindi credo non abbiano troppo da ridire –a patto che ti lavi i genitali prima di entrare e metti mutande pulite. Per il dopo, il tuo senso di colpa sarà mitigato dall’anestesia. Magari fatti accompagnare da un amico fidato in auto, così non devi prendere un mezzo pubblico e far figuracce. Se cerchi su Youtube magari trovi anche qualche video di intestini che esplodono. Magari anche video amatoriali di colonscopie DIY in classe durante la terza liceo. Nel caso, ricorda che i video di liceali che fanno cose weird van fortissimo su Studio Aperto e la redazione potrebbe esserti molto grata se glielo segnalassi.

CALOTTE TRASPARENTE PER IL PENE

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Era un progetto portato avanti dall’Istituto Superiore di Tassidermia dell’Università delle Scienze di Lainate. L’equipe di scienziati guidata da Matteo Galoscia, autore tra l’altro di uno stupidario degli imbalsamatori chiamato A Ciascuno il Suo che vendette parecchio verso la fine degli anni ottanta, aveva ottenuto dal governo il permesso di stoccare e conservare per l’eternità il pene di alcuni personaggi di rilievo della società italiana di fine millennio. Il processo avveniva partendo dall’evirazione post-mortem del personaggio e dalla creazione di una calotta di plexiglass che ospitasse il membro al suo interno, imbalsamato secondo tecniche di cui -molto francamente- non saprei riferire ed esposto nel reliquiario che era stato progettato come principale attrazione dell’ateneo milanese. Il progetto venne accantonato poco prima del giro di boa degli anni novanta per il coinvolgimento di alcuni membri dell’equipe di ricerca in uno scandalo di mazzette che finì per far chiudere bottega a tutto l’ateneo. Chiave fornitaci dall’orologiaio miope.

Posto oggi e domani me ne sto zitto. Solidarizzo.

CI SONO FARMACI PER LA PARURESIS

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Per chi se lo stesse domandando, la paruresis (o shy bladder syndrome, sindrome da vescica timida) è un disturbo della personalità che ti impedisce di pisciare in pubblico. Ricordo di una volta, alla visita per i militari (un luogo e un momento dove i traumi adolescenziali te li vendono col 4×2), che un tizio del mio gruppo rimase quaranta minuti con il pisello attaccato a una provetta con medici e sergenti che gli urlavano cose tipo MUOVITI! e lo ingozzavano di acqua minerale per poter timbrare il cartellino e mandarci tutti affanculo. Leggendo wiki si impara che in realtà la paruresis colpisce una fetta di popolazione mondiale assolutamente rilevante: il sette per cento degli uomini in terra, più tutti quelli che si vergognano a dirlo. Frequentare bar e osterie mi fa concludere che la maggior parte di costoro vivono probabilmente in Nuova Zelanda, ma magari no -se uno sa di averla magari non ci prova nemmeno. In qualsiasi caso, essendo del tutto impreparato sull’argomento, per trovare una risposta alla tua questione mi sono avventurato nel sito ufficiale della Comunità Italiana Paruretici (la quale, mi piace pensare, fa conferenze annuali in qualche aula magna senza gabinetti): un bel sito pulito e fatto con criterio, annunciato dalla suggestiva immagine di un ragazzo e una ragazza seduti su un prato, lui che punta il dito in lontananza e in sovrimpressione la scritta OLTRE L’ORRIZZONTE -gente a cui piace la poesia al punto dal volerla utilizzare a viva forza anche parlando dell’incapacità di farla in un cesso pubblico. Una volta accettata la doppia R di cui sopra, anyway, paruresis.it è un’autentica miniera di informazioni utili: “Esitare ad urinare in un bagno pubblico ha poco a che fare con la paruresis, che invece porta il soggetto ad una situazione di panico, nervosismo eccessivo, palpitazioni e disorientamento. Insomma in determinate occasioni la visione della realtà è, potremmo dire, distorta da una serie di fattori: ad esempio il fatto stesso di non trovarsi comodamente nel bagno di casa porta comunque ad un senso di  generico disadattamento alla situazione generale; il timore di essere osservati dalle persone che si trovano ad urinare e di quelle che potrebbero arrivare; ancora pure la paura di essere criticati per il fatto stesso di non poter riuscire nell’ atto, inibisce (come in un circolo mentale vizioso) il paruretico“. E via continuando sulla falsariga. Per quanto riguarda la richiesta in sè, molti -anche la stessa Comunità Italiana Paruretici- danno per scontato il fatto che sia un disturbo psicologico più che fisico, quindi diciamo che una pastiglia per pisciare agevolmente in pubblico sul mercato non c’è. Pensavo che la bevanda inventata da Arth Guinness a suo tempo avrebbe potuto essere una soluzione sia per il puro e semplice processo di diuresi che per i meccanismi di inibizione psicologica a monte, ma un anonimo nei commenti mi assicura che sette pinte potrebbero far finire un paruretico all’ospedale, che potrebbe non essere il miglior fine serata di tutti i tempi. Trovato da nuxx, su Inkiostro.

“VASCO BRONDI” CULO

bolletta (una bolletta della luce manifesta il proprio dissenso contro Vasco Brondi)

Entrando in treno, nelle nostre periferie lunari. Le cicatrici sui volti dei maghrebini distrutti. Come dei paracarri. come i nostri sentimenti computerizzati. Per incontrarti su internet dopo tredici ore che lavori. E dici che quando torno dobbiamo farci gli esami del sangue. Le nostre anime inaccessibili le abbiamo intossicate. Le nostre scenografie non sono ancora crollate. e la visita te l’hanno fissata tra tre mesi. intanto dici che è meglio se non scopiamo o se scopiamo il meno possibile. più o meno. Il TUO sarà culo, quella di Vasco è CLASSE, coglionazzo (op.cit.).
Scherzo, ma nemmeno tanto. L’irresistibile ascesa de Le Luci della Centrale Elettrica da barista della provincia di Ferrara a nuova sensazione del cantautorato italiano è tutto men che una questione di fortuna. Nessun singolo beccato per caso da una campagna pubblicitaria, nessuna suoneria da scaricare da siti a pagamento con contratti capestro del cazzo, solo canzoni scritte di proprio pugno, chitarre acustiche e tanto tanto passaparola. Fino ad un disco per La Tempesta, un libro, concerti sold-out, il premio Tenco. Mica cazzi, e nemmeno culi. Per così dire. Da groundnoise.

(foto del sedere di Vasco non le ho trovate. Ad essere franco, nemmeno cercate. Un po’ di rispetto).

STIRARE IL CAZZO

Son problemi.
No, scherzo: son problemi TUOI. Io non sento alcun bisogno di stirarmelo, e sai perché? Semplice: dieci anni fa ho sostituito il mio pene con un Teller Phaseolus Lavaindossa 6300 (serie limitata), che posso lavare quando mi pare e piace facendolo asciugare al sole senza alcun bisogno di stirarlo. Mia nonna, tuttavia, m’insegna che stirare un cazzo a dovere è quasi impossibile senza ferro a vapore, e segnala come ideale la temperatura che si usa per i misti poliestere. Per quanto mi riguarda non sono mai stato bravissimo a farlo (da qui la mia scelta di sostituirlo con uno più funzionale), ma ottenevo risultati molto migliori partendo dalla base ed andando avanti a piccoli cerchi concentrici fino alla punta.
Oppure no. Una strada alternativa è quella di arricciarlo e fare un bel cazzo a boccoli, secondo una pratica di cui mi ha parlato il mio amico Diego e che pare certe tizie sappiano implementare con una leggiadria che ha dell’incredibile. Naturalmente in quel caso servono una piastra arricciacapelli, un membro che si presti ed un insegnante migliore di quel che sarei io. Mi documento e metto qualche link più tardi.
Chiave fornita da Emiliano.

FACCIA GONFIA METANO

Appena arrivato nei miei referrer il più bello spin-off delle chiavi di ricerca sull’argomento faccia gonfia, scaturito da questo post. Se ve lo chiedete, alcuni altri sono (a memoria) faccia gonfia miele e allergia faccia gonfia, cose piuttosto sciattine invero. Detto questo, passo ad una veloce trattazione.
Mio caro amico, se stai succhiando gas da una bombola, ehm, credo che al momento il viso gonfio sia l’ultima delle tue preoccupazioni. Forse ti conviene mollare internet e metterti a fare qualcosa di davvero carino e memorabile, tipo dipingere un quadro immortale in meno di sette secondi. Sai la vita: oggi siamo qui, domani chi lo sa. Ti consiglio comunque di non provare a fumarti un’ultima sigaretta (lo dico per quelli a cui tocca pulire dopo).

l’ano non si stringe più

Son cazzi.
(ok, era scontata)

(su csg)

SESSO ANALE L’ANO SI RESTRINGE?

…non credo.

(su cercasugoogle)

ALLERGIA ALLA MARMELLATA DI FICHI

La principale causa dell’allergia alla marmellata di fichi è la marmellata di fichi. La soluzione, qualora qualcuno ne sia affetto, è di sostituirla con confetture ricavate da altri frutti. Esiste infatti una ragionevole percentuale di casi in cui la confettura di fichi contiene effettivamente fichi -e nel caso specifico una marca vale l’altra. La mia carta vincente è tuttavia miele d’acacia, perché l’unico piatto sensato che preveda la marmellata di fichi è una scelta di formaggi da taglio piccanti -ed il miele è comunque un’ottima seconda piazza per addolcirli. L’unico caso in cui sia da preferire un trattamento preventivo con antistaminici è quello in cui siate catturati da un branco di aborigeni nelle isole Salomone, come è successo al povero Gianni Sassi di Flero (BS). Fotografo naturalista in epoca non sospetta, si avventurò con il fratello Pietro (il quale si faceva spesso chiamare Gigi per evitare gli ovvi sfottò nome-cognome) in un’isola minore dell’arcipelago a caccia di scatti di tartarughe autoctone nel 1974. I due vennero catturati da una tribù locale insospettiti dalle loro Pentax. Dopo essere riusciti a convincerli di non essere una minaccia per la popolazione, vennero portati dal capotribù e venne loro offerta una confettura di fichi, preparata dalle donne del villaggio per gli ospiti di riguardo, ma sapendo d’essere allergico Pietro decise di rifiutarla, non sapendo di mancare di rispetto al dio del popolo di aborigeni in questione. Il signore della guerra del villaggio decise seduta stante di metterlo a morte, conficcando grossi pali appuntiti in sedici diverse parti del corpo. Visto il fratello morire così cruentamente, Gianni decise di inghiottire tutta la marmellata di fichi che i locals volevano offrirgli. Non fu un buon momento per lui, e lo schifo per gli sfoghi che gli vennero sul collo era secondo solo al dolore per la perdita del fratello. Dico solo che nel caso siate allergici e vogliate comunque farvi un giro in qualche isoletta del pacifico dovreste prendervi dietro una dose di adrenalina, o farvi un paio di punture prima di partire.

Da qui. evvai.