CERCASUGOOGLE

spiega cose che qualcuno crede vadano spiegate

Categoria: linguistica

NE FA E BURDELL ESPRESSIONI ROMAGNOLE

L’espressione romagnola corretta è no fa e burdèl o da qualche parte na fa e burdèl. Vuol dire “non fare il bambino”.

STRANIAMENTO NON VUOL DIRE UN CAZZO

Wikipedia non è d’accordo. Nella pagina italiana c’è scritto che con il termine straniamento si indicano tutti quegli interventi sulle forme artistiche che hanno lo scopo di portarle al di fuori da se stesse, rendendole estranee alla loro stessa natura, creando così nei destinatari un senso di alienazione. Immagino tuttavia che il tuo reale problema sia quello di definire straniante il fatto che il lemma straniamento sia usato con una frequenza straniante. Su questo posso essere in linea con te, ma usare straniamento a cazzo non è straniamento? Se ci pensi la lingua italiana è una gran sborrata, delle volte.

su Bastonate

TROVARE RECORD IN UN RECORD STORE

Il way più safe per trovare records in un record store è quello di prendere familiarità con gli stores della tua town. Una volta entrato dalla door, hai una buona chance di trovare un lot di records esposti -tipo in qualche box di quelli attaccati ai walls, oppure addirittura nello showcase prima di entrare dalla door -magari li riesci a vedere dall’altro side della street. Se invece il tuo problem è quello di trovare un record specifico, probabilmente dovrai acquisire lo skill di conoscere il field op di ogni record store della tua town, per capire quickly in quale store ci sono più chances di trovare l’artist o la band che stai cercando; per essere sicuro ti conviene comunque chiedere al clerk, perchè alle volte la division tra i records è abbastanza messy -il clerk di un record store vive il proprio job come una sorta di mission, e spesso tende a complicare le settings dei shelves perchè il customer sia forced a chedergli help e lui possa dare sfoggio della propria knowledge. Qualsiasi buon music fan acquisisce lo skill di comprendere il record store più suitable in breve time, e si concentra su altri matters, tipo il fatto che alcuni record stores sono più expensive di altri e che i clerk di alcuni sono molto meno kind di quelli di altri.
Ricorda tuttavia che il record store è ancora il place dove devi andare se cerchi la music. Rivolgersi a record stores via web può farti risparmiare money ma è un way come un altro di accelerare la death del music business. Stai careful.

SOGNARE DI NON SVEGLIARSI

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Una volta sognai di non svegliarmi ma non riuscii a sognare di appuntarmi il sogno, così ho sognato di non ricordare bene i particolari -e nel caso sarebbe stato un appunto sfalsato, perchè quando mi appunto gli appunti sognati faccio un sacco di errori logici. Però sogno spesso di non sognare, a volte ho persino non sognato di non sognare e quasi ogni notte sogno di addormentarmi nel sonno -allora devo svegliarmi tempestivamente nel sonno o mi addormenterei in fase di veglia. Una volta ho anche sognato di chiedermi se non sognare di non sognare e sognare di sognare fossero la stessa cosa -una situazione un po’ bizzarra, stavo seduto ad un tavolo verde in cima al Vesuvio e giocavo a maraffone con Karl Popper, Avril Lavigne e un transessuale che fa il barista da queste parti -ma avevo una sfiga nera, stavo perdendo un sacco di soldi e avevano chiamato i caschi blu per mettermi al gabbio. Avril aveva un accento pugliese devastante. Io indossavo un paio di bermuda Broke molto carini.

Grazie a Simone, che mi sta mandando chiavi via gtalk da settimane.

CLISTERE PIACERE

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I miei più o meno coetanei (30-e-qualcosa, dove per qualcosa si intende un numero piuttosto ridotto -il mio avvocato consiglia di puntualizzarlo) sapranno certo qualcosa in merito agli Sgorbions, incredibile raccolta di figurine di mutanti schifosi con il cognome che andava a definire la mutazione stessa. Alvaro Metallaro, Ciro Vampiro, Matteo Cappereo, Aristide Cariatide, Gastone Bubbone, James Fond, Jane Fionda e via discorrendo. Quel che potreste non sapere è che era in discussione una quarta raccolta di figurine per il solo mercato italiano, ancora più pulp ed estrema delle altre, illustrata dall’artista pop Massimino Costrizione ed incentrata su un nucleo sociale partorito dalla mente di Davide Scea, nel quale più o meno tutti indulgevano in pratiche sessuali pesantissime per dare sfogo ad istinti che dire bassi è poco, descritte spesso per filo e per segno nelle didascalie dell’album, che si pensava vendibile per un pubblico più adulto. Dopo la rinuncia della casa editrice originale ed il fallimento delle tre seguenti compagnie interessate alla faccenda si fece più o meno strada l’idea che la quarta serie italiana degli  Sgorbions (diventata nel frattempo Plaguers) fosse maledetta e portasse sfiga (non quanto infilarsi nel di dietro una statuetta della mummia del Similaun, ma insomma), e pare che nel giro di certe librerie esoteriche sia stata stampata una versione comic-book davvero ben fatta che ha goduto di un certo successo commerciale considerato anche il prezzo altissimo di copertina (il suicidio di Massimo Costrizione aiutò molto). Clistere Piacere era il personaggio chiave del secondo capitolo dell’album, raffigurato in un vezzoso bianco e nero con schizzi marroni qua e là, una sorta di maestro di cerimonie della saga, con molte caratteristiche simili a una versione asiatica del Gesù De Sade di Preacher (se vi piace il genere).

MA DIEGO CAJELLI LE LEGGE PROPRIO TUTTE LE RICERCHE?

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Diego Cajelli non ne salta una, legge le chiavi di ricerca sei volte al giorno con notevolissima apprensione. C’è un motivo in questo, e non ha niente a che fare con le piccinerie metanarrative vuvuvù del cazzo che ti son saltate in mente di primo acchito bensì con una questione di (ehm) metempsicosi. Le chiavi di ricerca del blog di Diego sono una sorta di moderno geroglifico, un canale di comunicazione aperto con l’aldilà. L’attuale situazione sociopolitica è ad un punto di rottura e  sta mettendo in seria apprensione alcune anime trapassate, che stanno lanciando messaggi a Diego perchè impedisca un evento futuro nefasto di cui non vuole parlarmi, ma che lo tiene impegnato giorno dopo giorno in pesante conflitto con le sue esigenze primarie –i suoi rapporti affettivi, la sua igiene personale, la sua alimentazione, il suo lavoro. Pare che negli ultimi due mesi Diego abbia tagliato fuori tutto il mondo e rimanga chiuso in camera sua a cliccare furiosamente il tasto refresh del suo servizio di statistiche web, nella disperata attesa di un referrer che potrebbe non arrivare mai e spazzare via l’umanità per sempre. Noi tifiamo per lui e lo incoraggiamo a non demordere.

LINDA LOVELACE FILM ARD VISIBILE IN RETE

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Non ci sono. Li anno ritirati tutti quando a tirato le cuoia. Però io o Gola Profonda nell’ard disc.

(trovato su polaroid)

NON OSARE SEI SILENCIO

La storia di Non osare, sei Silencio, leggendario spaghetti-western del 1973 di Carlo Cozza (conosciuto dai più come Charles Mussel), è la storia di un’Italia gretta e meschina che invece di elevare i propri eroi e grandi artisti li copre di fango e merda costringendoli ad un vicolo cieco esistenziale vendersi VS emigrare e/o spingendoli al suicidio artistico e commerciale. Carlo Cozza non era un vincente, tutt’altro: portava il peso di un’eredità artistica schiacciante (era figlio del celebre Creso Cozza), ma aveva ben presto accantonato la strada del concettualismo paterno per inseguire il sogno di diventare un novello John Ford. Il successo sotterraneo dell’ancora acerbo -ma già lacerante- Cento dollari per Silencio aveva convinto i boss dell’ormai defunta Totalis Cinema a mettere in cantiere un seguito delle avventure di Silencio, pistolero-per-caso del Nuovo Messico. Che in realtà, nella mente di Cozza, andò a conformarsi come un prequel, impostato come una sorta di tragedia greca che riprendesse l’episodio della morte di Gwen, già apparso nei flashback di Cento dollari. Lo script originale è quello di una vera e propria tragedia, un viaggio all’interno della vita e della morte di Silencio (un uomo destinato a perdere tutto) Messo insieme un budget di fortuna, che contava tuttavia su un cast di comprimari d’eccezione (pescati soprattutto tra amici ed ammiratori di Cozza) ad affiancare i riconfermati Vincenzo Freccia e Caterina Costa, iniziarono le riprese. Leggende narrano che la crisi arrivò al terzo giorno con la scena dello stupro: la polizia arrivò a chiudere il set, sequestrare la pellicola ed arrestare il responsabile di produzione Silvestro Maggiorana, dando il via ad un effetto domino che fece naufragare Totalis, che si scoprì essere nient’altro che una macchina per il riciclaggio di denaro sporco mafioso.

Non osare, sei Silencio è figlio di quel break, e del passaggio di proprietà della pellicola al gruppo francese Malles. Nell’anno di pausa Carlo Cozza andò incontro ad un forte periodo di depressione ed alcolismo, finendo per riscrivere tutto il copione e rigirandolo in pieno delirio. L’aggiunta dei cartoni animati di Andrea Manto in fase di montaggio fu di fatto l’ultima fase dell’avventura produttiva, seguente alla morte della fidanzata di Cozza in un incidente aereo e direttamente ispirata alla tragedia (un po’ tipo La Notte di Druillet, per capirci). Il gruppo Malles decise di non fare uscire il film nel suo formato originale, un’ode psichedelica alla sofferenza pervasa da un senso di morte incipiente: la versione che arrivò nelle sale fu vittima dei barbarici tagli alla pellicola commissionati a Mario Ferro (che fino a poco tempo prima s’era professato fan di Cozza) ed andò incontro ad uno scarsissimo successo di pubblico, fomentato da una critica particolarmente adirata e maligna nei confronti del regista (e tutto sommato è comprensibile, se si guarda la versione di Ferro… uno scempio ancora più scriteriato di quello perpetrato da Dario Argento a Martin).

La riscoperta del capolavoro originale di Cozza è stata recente, per quanto rocambolesca: un inserviente di Malles Productions recuperò la pellicola originale e la sottrasse allo studio, riuscì a metterla nelle mani di Mario Morsa (che nel 1996 era al proprio apice commerciale, sull’onda del successo de La banda del Tirreno) il quale riuscì a muovere abbastanza fili da rendere giustizia postuma ad uno dei più grandi film della storia d’Italia, facendogli riguadagnare un giro nei cinema d’essai nel ‘98 ed una retrospettiva a Torino nello stesso anno. Guardare oggi quelle infinite carrellate e quelle strepitose immagini animate fa salire il groppo in gola e ci fa chiedere di che cosa sia fatta la nostra terra. E questo post è dedicato da me e Davide a Silencio, il cavaliere solitario. E a Carlo Cozza, nel trentatreesimo anniversario del suo suicidio.

SI PUÒ PRONUNCIARE GEROGLIFICO CON GLI DI AGLIO

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Ma certo che si può, senza problemi, fanculo tutti, sparate sul potere, cospargiamoci di merda di cane e facciamo un trenino dell’amore in centro a Treviso ballando al ritmo di qualche pezzo di Ambra Angiolini. Ho chiamato un mio amico giurista per farmi dare qualche delucidazione su questo argomento, su cui perfino il forum dell’Accademia della Crusca è parco d’informazioni. Beh, ho scoperto che la legislazione in materia sia piuttosto fumosa ed ambigua. Fino al 1949, probabilmente a causa della grossa rilevanza sul piano internazionale del museo egizio di Torino (o forse per l’ossessione di Benito Mussolini per la cultura classica), Anubi dalle nostre parti tirava poco meno di Gesù Cristo. L’articolo 134345 comma terzo del codice penale prevedeva pena di morte per impiccagione, mummificazione e sepoltura in un sarcofago assieme a settecento scarabei stercorari nei confronti di chiunque pronunciasse pubblicamente la parola geroglifico in maniera impropria –stabilendo come corretta la pronuncia suggerita dal De Mauro. Si racconta tra l’altro di un fatto di cronaca molto cruento di cui fu protagonista un gruppo di partigiani nel 1944 a Belluno: catturati e messi a morte, Lucio Capovilla (detto Barbìn) e i suoi commilitoni vennero messi di fronte ad un plotone di esecuzione fascista e iniziarono ad urlare in coro GERUGLIFICO!, come orgoglioso sfottò nei confronti dei loro compaesani collaborazionisti. Il dopoguerra e la ricostruzione, tuttavia, presero –come ben sappiamo- la forma di una sorta di restaurazione occidentale sulla falsariga di un discutibile american way of life che contemplava la libertà d’espressione e stampa tra i principali momenti di emancipazione dell’individuo, tra l’altro un topos copiato di sana pianta dalla dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino che, beh, storia lunga. Sta di fatto che dagli anni cinquanta ad oggi molte battaglie sono state portate avanti dagli alfieri di un linguaggio spurio e bastardo e finanche scorretto, così che allo stato attuale delle cose un’ipotetica costituzione materiale (cfr. Costantino Mortati) della Repubblica Italiana sancisce de facto la sostanziale impunibilità degli strafalcioni linguistici di fronte alla legge. Il lemma di cui in oggetto è una delle vittime più illustri di tale bieco revisionismo di fatto, ma è decisamente in buona compagnia (un altro esempio è la doppia pronuncia di gnoseologia). Quindi sì, puoi pronunciare geroglifico come più ti aggrada. In merito a questo tuo statement, però, io e Diego abbiamo senz’altro una domanda: perché dovresti? A chi giova la tua libertà espressiva? Ti ci senti migliore? Ti si scioglie di più il palato?

Nota: forse non avete ben capito cosa voglia dire l’anonimo navigante con la sua chiave di ricerca, ma ho potuto avere Nanni Cobretti in persona (forse non lo conoscete, ma è il fondatore del nuovo ed incredibile portale di cinema 400 calci) e l’ho invitato a fornirci un esempio pratico di pronuncia della parola geroglifico con la gli di aglio. Lo trovate  QUI.