CERCASUGOOGLE

spiega cose che qualcuno crede vadano spiegate

Categoria: metafore

WHITE PEOPLE STOLE MY CAR (spin-off)

L’immagine qui sotto me la manda Mattia.

wpsmc

La guerriglia urbana è alle porte. La rivoluzione si cerca su google. Tutto torna.

Ne approfitto per un post-scriptum: io e altri soliti noti abbiamo aperto un altro blogghettino. Sempre domande e risposte, insomma. Dateci un’occhiata.

O PENSATO: COM’È STRANO CHE CIASCUNO DI NOI, OGNI GIORNO, VIVA ALCUNI BREVI MOMENTI CHE POSSIEDONO UN POCO PIÙ DI RISONANZA DI TUTTI GLI ALTRI. 


(immagine a caso)
 

Il fatto è che non l’ai pensato per primo, né tantomeno è qualcosa di strano. Almeno secondo la teoria unificata del punto d’accumulazione emotivo di Olindo Waterson, antropologo di madre bergamasca e padre statunitense molto rispettato verso la fine degli anni ottanta ed in seguito rigettato via a calci in culo dalla stessa università degli studi etici di Melzo (di cui era, in sostanza, fondatore) dopo essere stato beccato a farsi succhiare da una assistente nel bagno dell’aula magna dell’ateneo, la sera (guardacaso) della presentazione del saggio Aggregazioni emotive, edito da Marsigliesi nel 1991 e che ancora oggi salta agli occhi come una sorta di scheggia impazzita all’interno dell’abbottonatissima letteratura del settore.
La teoria di Waterson parla di un sistema di raccolta di impulsi e stimoli che attraversa la giornata dell’individuo e tende a funzionare come una sorta di valvola di sicurezza, generando momenti casuali di emissione degli stimoli accumulati (i quali sono diversi per frequenza e durata per ogni individuo in terra), una sorta di teoria della varianza emotiva la quale è stata applicata negli ultimi dieci anni ad una moltitudine di discipline. Fenomenale il recupero della teoria ad opera dell’illustre storico Mark Markson, che l’ha usata largamente nella sua Storia del Novecento (il celeberrimo volume che cercava di ridiscutere il secolo breve di Hobsbawn, tutto sommato con una certa fortuna), ma anche la teoria dell’aggregazione emotiva applicata all’econometria a cura di Marcel Petrole e tutte le evoluzioni successive. La reputazione di Waterson nel giro degli atenei italiani, tuttavia, continua ad essere controversa se non proprio ridotta all’osso. Il che è assolutamente contraddittorio, considerato che qualche anno fa è arrivata la notizia del matrimonio tra lui e l’assistente che con lui fu beccata, Marta Biancospino (tutt’altro che una raccomandata, sia chiaro, e potrete voi stesso accorgervene se leggeste i suoi recenti articoli per Bioantropologia Oggi). Tanti saluti a un altro cervello, comunque: oggi Olindo Waterson è docente di un corso di antropologia emotiva a Berkeley.

WILLY COYOTE è LA METAFORA DELLA VITA

Sì, e a giugno uscirà per Bompiani il manuale Come leggere Eugenio Finardi, tardivo omaggio al pensatore. Non so se Angelo (fornitore della chiave) è d’accordo con me su questo punto, ma io mi sono sempre chiesto come mai questo particolare aspetto ha incontrato sempre così tanto la fantasia popolare, come se la massima espressione artistica del concetto di esistenza fosse un coyote nudo che insegue uno struzzo altrettanto nudo per farselo alla griglia, spendendo miliardi di dollari in dinamite invece di mettersi a sgranare anacardi od emigrare in terre dove ci sia Burger King. E se si sta parlando di una dinamica hobbesiana e/o primitivista, è roba che viene superata a destra da Dick Dastardly e il Piccione Viaggiatore, che introduce un elemento di sadismo e crudeltà del tutto assente nel cartone di Wile E.Coyote, ed inserito nel contesto delle Wacky Races veniva introdotto esplicitamente l’elemento sessuale nella misura in cui si sarebbe voluto fare Penelope Pitstop (elemento che in Wile E.Coyote è solo suggerito, nei termini di una disgustosa zoofilia per la quale il miglior Salvatore Quasimodo avrebbe probabilmente avuto parole infuocate). Come a dire insomma che in un processo di sospensione dell’incredulità a passo zero come può essere un prodotto destinato ai bambini, tutti i cartoni animati e le serie televisive hanno in qualche misura un certo grado di verosimiglianza e finiscono per essere parabola dell’esistere dell’individuo, con la significativa eccezione di McGyver (la più produttiva fabbrica di handicappati morali dagli anni ottanta ad oggi: conosco decine di persone che hanno smesso qualsiasi forma di autostima da quando è fallita nel tentativo di far esplodere il proprio palazzo con un litro di succo di pompelmo) Esistono tuttavia alcuni insegnamenti che è possibile trovare in Wile E.Coyote e persino io ho applicato alla vita di tutti i giorni, con risultati estremamente positivi:

1) non cazzeggiare con binari, bolas e boomerang, né con qualsiasi altro utensile il cui nome inizia per B.
2) il BEEP BEEP è un suono estremamente arrogante e fastidioso, e come tale va eliminato quanto più possibile dall’umano senso (il mio cellulare ad esempio ha solo la vibrazione)
3) i prodotti acquistati per corrispondenza funzionano male. Timer difettosi, nessuna conformità alle legislazioni vigenti, specie le leggi della fisica, problemi con l’imballaggio e con le micce.
4) gli erbivori tendono ad essere delle supponenti teste di cazzo (un’importante considerazione prima di scegliere il vegetarianesimo).