CERCASUGOOGLE

spiega cose che qualcuno crede vadano spiegate

Categoria: statements

post in attesa

Avevo trasferito Cercasugoogle su Bastonate, uno dei pochi blog in cui sono ancora attivo. Non ci sta benissimo e ho in mano qualche chiave di cui voglio parlare espressamente e quindi forse tra qualche minuto-ora-giorno torno ad aggiornare.

IL MIO CANE HA PAURA DI COSE STUPIDE

È un manualetto uscito poche settimane fa per Bronzi&Riace, a cura di un blogger di Faenza che si chiama Martino Pesca e si firma Tinosca (eravamo amici, poi si è scopato questa tizia che conosco e insomma…). Non è nient’altro che la raccolta dei post più significativi pubblicati fino ad oggi sul suo blog. Naturalmente tutte queste cose sono sì destinate a perdersi come lacrime nella pioggia, ma il qualunquismo non aiuta nemmeno i sani, figurarsi i malati. Nel senso, se volete qualcuno che critichi la pratica del libro-tratto-dal-blog potreste volervi rivolgere a qualcuno che non l’ha mai fatto. Nel caso, comunque, il blog di Tinosca è una raccolta di lettere mai pubblicate che arrivano a un giornale specializzato di settore (cani gatti e animali domestici in generale) nella cui redazione Tinosca è stato impiegato negli anni che vanno dal 2003 al 2005. Non chiedetemi perché un essere umano si voglia fotocopiare tutte le lettere che arrivano in redazione e farci un proprio archivio, ma Tinosca ha deciso di lanciarsi nell’impresa –e di uscirne, per così dire, trionfante. I post contengono il testo più o meno integrale della lettera e una sua risposta. Alcuni suoi post (probabilmente il più famoso è Perché i gatti non amano il sushi servito su un vibratore?) sono stati plagiati da diverse instant-commediole à la Camera Cafè e –si dice- perfino presi come base per un cinecocomero di prossima realizzazione. Il post che dà il titolo al libro, Il mio cane ha paura di cose stupide, è la divertente risposta ad una casalinga di Santa Maria di Burano (quella in provincia di Perugia) che nota che il suo rottweiler amava cagare sopra i volumi dell’enciclopedia più che sulle riviste di gossip.

FACEBOOK.COM PARLA CON LA VOCINA NEL CERVELLO

carmineEd ecco qualcosa su cui siamo arrivati molto prima di Wired e Complottoemezzo. La sconvolgente rivelazione è di Angelo: alcuni studenti del Dams di Bologna sono riusciti ad entrare nel database di Facebook e hanno preso coscienza di un software che spara messaggi subliminali atti ad installare un firmware vocale all’interno della corteccia cerebrale degli esseri umani. Questo pericolosissimo parassita è nient’altro che la testa di ponte di un nuovo network a cavallo tra reale virale e virtuale e potrerà, ebbene sì, alla colonizzazione del pianeta terra da parte degli animaletti della Pet Society. OMG. Serio?

Sì. La merda è serissima. Il software è una specie di vermone wireless autosostenibile e dinamico, vale a dire che si collega ai vermoni negli altri cervelli proiettando una visione del vero che è sì distorta ma al tempo stesso condivisa da tutti gli infetti. Noi, voi, loro. Se hai un account su Facebook, probabilmente quel grosso pesce a nove pinne nell’acquario del bagno NON ESISTE. Ma tutti i facebook-maniaci italiani che vengono a cacare nel tuo bagno lo vedranno uguale a come lo vedi tu.

Stando alle fonti, abbiamo persino i franchi tiratori in casa: molti personaggi chiave all’interno della polizia postale italiana e delle pari strutture di ognuna delle nazioni civilizzate sono stati cooptati dagli animaletti (organizzati secondo una sorta di logica orwelliana) per assicurare il completamento delle procedure di colonizzazione senza intoppi. Un file riservato all’interno del database getta le basi di un algoritmo antropomorfo che renderà pressochè indistinguibili i pet dagli esseri umani, stile Essi Vivono. Credete che LA CRISI sia frutto di una congiuntura economica e di un tracollo bancario? Proprio mentre state qui davanti a leggere, Facebook vi urla nel cervelletto “CONSUMA, OBBEDISCI, LAVA IL TUO ANIMALE, BACIA GLI ALTRI ANIMALI. SII IL TUO ANIMALE”. E cose simili. Occorre porre un freno. Ho preso contatto con la resistenza in seno alla Pet Society, un ristretto novero di animaletti deterministi capitanati dal mio pet, Riccardo. Lancerò un appello su Facebook. Firmatelo, spogliate il vostro animale dei suoi averi e muovete guerra all’establishment. Passate a Twitter, aprite un tlog, fate quel che preferite, ma agite ORA.

(Lo so, così a grandi linee sembra un po’ quel che ci si aspetta dalla trama di Avatar. Probabilmente lo è, da cui il legittimo sospetto che in realtà tutto questo sia solo un enorme viral pubblicitario di James My Heart Will Go On And On Cameron).

PS: il losco figuro della foto, che ci piace chiamare Carmine, ha una web-storia tutta sua. Della quale  non ho voglia di dir nulla, ma vi linko senz’altro la colonna sonora ideale.

HO SCOPATO

(nota: con questo urlo di gioia collettiva nei confronti del ns. anonimo ricercatore spero che tutti quanti ne abbiano abbastanza di gente che fa sesso -una fugace parentesi estiva, nella migliore delle ipotesi- e lo racconta persino a Google. Mandatemi qualche chiave di ricerca non-sessuale, please.)

I CANI SOFFRONO QUANDO SONO IN CALORE

Ok, forse sotto avevo malinterpretato.

o

(una singola persona non ha cercato niente su google ed è arrivata qui. Tributo.)

O PENSATO: COM’È STRANO CHE CIASCUNO DI NOI, OGNI GIORNO, VIVA ALCUNI BREVI MOMENTI CHE POSSIEDONO UN POCO PIÙ DI RISONANZA DI TUTTI GLI ALTRI. 


(immagine a caso)
 

Il fatto è che non l’ai pensato per primo, né tantomeno è qualcosa di strano. Almeno secondo la teoria unificata del punto d’accumulazione emotivo di Olindo Waterson, antropologo di madre bergamasca e padre statunitense molto rispettato verso la fine degli anni ottanta ed in seguito rigettato via a calci in culo dalla stessa università degli studi etici di Melzo (di cui era, in sostanza, fondatore) dopo essere stato beccato a farsi succhiare da una assistente nel bagno dell’aula magna dell’ateneo, la sera (guardacaso) della presentazione del saggio Aggregazioni emotive, edito da Marsigliesi nel 1991 e che ancora oggi salta agli occhi come una sorta di scheggia impazzita all’interno dell’abbottonatissima letteratura del settore.
La teoria di Waterson parla di un sistema di raccolta di impulsi e stimoli che attraversa la giornata dell’individuo e tende a funzionare come una sorta di valvola di sicurezza, generando momenti casuali di emissione degli stimoli accumulati (i quali sono diversi per frequenza e durata per ogni individuo in terra), una sorta di teoria della varianza emotiva la quale è stata applicata negli ultimi dieci anni ad una moltitudine di discipline. Fenomenale il recupero della teoria ad opera dell’illustre storico Mark Markson, che l’ha usata largamente nella sua Storia del Novecento (il celeberrimo volume che cercava di ridiscutere il secolo breve di Hobsbawn, tutto sommato con una certa fortuna), ma anche la teoria dell’aggregazione emotiva applicata all’econometria a cura di Marcel Petrole e tutte le evoluzioni successive. La reputazione di Waterson nel giro degli atenei italiani, tuttavia, continua ad essere controversa se non proprio ridotta all’osso. Il che è assolutamente contraddittorio, considerato che qualche anno fa è arrivata la notizia del matrimonio tra lui e l’assistente che con lui fu beccata, Marta Biancospino (tutt’altro che una raccomandata, sia chiaro, e potrete voi stesso accorgervene se leggeste i suoi recenti articoli per Bioantropologia Oggi). Tanti saluti a un altro cervello, comunque: oggi Olindo Waterson è docente di un corso di antropologia emotiva a Berkeley.

PERCHE’ FARE COLAZIONE NELLA PRIMA MEZZORA

CAZZO, hai ragione. Una forma di ribellione vale l’altra, ma diciamocelo forte e chiaro: NON HA ALCUN SENSO. Esempio: la colazione in pasticceria sulla strada del ritorno dalla disco, cioè nell’ultima mezz’ora. Altro che l’espresso alle sette del mattino, come a dire vita vuota ed autostima in pezzi, voi cazzo di robot preprogrammati con il rifornimento all’automa-ti-co senza alcun momento di creatività pre-lavorativo. Io alla mattina digiuno, come Pannella, come Gandhi, come una cazzo di modella. Se sgarro mi sparo un mandarino, altro che cannoli. Voglio sentire il peso del cibo che mangio, perchè è carburante, serve all’overload, stende, spiana, sgorga dai miei orifizi più indegni, SBOCCARE. Ecco cosa. Caffè e brioche prima di andare a dormire. Finito un concerto a Bologna, tornando in autostrada, cappuccino e muffin. La barista dell’autogrill che ride per come cazzo è ridotta la mia faccia. Niente più file alle sette e mezzo per prendere un cappuccino in qualche bar milanese del cazzo con cameriere magrebino in livrea che ti chiede se lo vuoi macchiato caldo o freddo. Io il mio cappuccino me lo fo alle tre del pomeriggio, mezz’ora dopo pranzo e venti minuti prima di cena. Accompagno con tramezzino ai cardi prosciutto e mi ci faccio versar sopra un po’ di rosolio, ecco cosa. Cappuccino alla besciamella nemoetnico, radere al suolo la tradizione radere al suolo lo stato italiano e l’impossibilità di un cambiamento, puntare la sveglia alle quattro di notte, sei redbull alla goccia e tornare sotto il piumone aspettando comatose che entri in circolo. RIVOLUZIONE, prendere la bastiglia a forza di cappuccini random. Il barista ha finito il latte Alta Qualità alle sei del pomeriggio? Avviso di sfratto, ronde cittadine, esercito. Violenza sui giovani, il nostro futuro, pasta ai fagioli fumante appena svegli, così col cazzo che te ne torni a casa un’altra volta con il tuo cazzo di hangover. Yes-we-can. Lo diceva pure Bob Mould: Revolution starts at home, preferably at the bathroom mirror. Ma anche al bar dei bucaioli di fronte al liceo. EMBARGO!
Da monolocalgarage.

SI PUÒ PRONUNCIARE GEROGLIFICO CON GLI DI AGLIO

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Ma certo che si può, senza problemi, fanculo tutti, sparate sul potere, cospargiamoci di merda di cane e facciamo un trenino dell’amore in centro a Treviso ballando al ritmo di qualche pezzo di Ambra Angiolini. Ho chiamato un mio amico giurista per farmi dare qualche delucidazione su questo argomento, su cui perfino il forum dell’Accademia della Crusca è parco d’informazioni. Beh, ho scoperto che la legislazione in materia sia piuttosto fumosa ed ambigua. Fino al 1949, probabilmente a causa della grossa rilevanza sul piano internazionale del museo egizio di Torino (o forse per l’ossessione di Benito Mussolini per la cultura classica), Anubi dalle nostre parti tirava poco meno di Gesù Cristo. L’articolo 134345 comma terzo del codice penale prevedeva pena di morte per impiccagione, mummificazione e sepoltura in un sarcofago assieme a settecento scarabei stercorari nei confronti di chiunque pronunciasse pubblicamente la parola geroglifico in maniera impropria –stabilendo come corretta la pronuncia suggerita dal De Mauro. Si racconta tra l’altro di un fatto di cronaca molto cruento di cui fu protagonista un gruppo di partigiani nel 1944 a Belluno: catturati e messi a morte, Lucio Capovilla (detto Barbìn) e i suoi commilitoni vennero messi di fronte ad un plotone di esecuzione fascista e iniziarono ad urlare in coro GERUGLIFICO!, come orgoglioso sfottò nei confronti dei loro compaesani collaborazionisti. Il dopoguerra e la ricostruzione, tuttavia, presero –come ben sappiamo- la forma di una sorta di restaurazione occidentale sulla falsariga di un discutibile american way of life che contemplava la libertà d’espressione e stampa tra i principali momenti di emancipazione dell’individuo, tra l’altro un topos copiato di sana pianta dalla dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino che, beh, storia lunga. Sta di fatto che dagli anni cinquanta ad oggi molte battaglie sono state portate avanti dagli alfieri di un linguaggio spurio e bastardo e finanche scorretto, così che allo stato attuale delle cose un’ipotetica costituzione materiale (cfr. Costantino Mortati) della Repubblica Italiana sancisce de facto la sostanziale impunibilità degli strafalcioni linguistici di fronte alla legge. Il lemma di cui in oggetto è una delle vittime più illustri di tale bieco revisionismo di fatto, ma è decisamente in buona compagnia (un altro esempio è la doppia pronuncia di gnoseologia). Quindi sì, puoi pronunciare geroglifico come più ti aggrada. In merito a questo tuo statement, però, io e Diego abbiamo senz’altro una domanda: perché dovresti? A chi giova la tua libertà espressiva? Ti ci senti migliore? Ti si scioglie di più il palato?

Nota: forse non avete ben capito cosa voglia dire l’anonimo navigante con la sua chiave di ricerca, ma ho potuto avere Nanni Cobretti in persona (forse non lo conoscete, ma è il fondatore del nuovo ed incredibile portale di cinema 400 calci) e l’ho invitato a fornirci un esempio pratico di pronuncia della parola geroglifico con la gli di aglio. Lo trovate  QUI.

MI SERVE UNA FOTO INTERA DI UNA RAGAZZA DARK

eccoci qua (perdona il cane).
(grazie disorder)