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spiega cose che qualcuno crede vadano spiegate

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COME MODIFICARE FOTORITOCCO SU PHOTOSHOP PER ELIMINARE VESTITI E FARE IN MODO CHE SIA NUDA

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A dirla tutta non è semplicissimo, e al momento non si riesce a fare con il solo Photoshop. Serve un software un pelo più intelligente, che riesca a comprendere il modo in cui il vestito casca sul corpo, che spessore, che taglia, che taglio e quant’altro e sappia costruire un corpo umano quanto più simile all’originale sulla base di informazioni visive incomplete. Senza contare i problemi legati alla pigmentazione della pelle sotto i vestiti, anche questa nient’altro che scontata, e tutta la questione della peluria, delle irritazioni e dei nei. Adobe comunque sta elaborando un’applicazione apposita, di cui Photoshop sarà dotato nel pacchetto CS4. Si chiamerà Snuder. Il software che viene utilizzato si basa su alcuni studi di Carlos Santiago de Mortitudo, analista presso la Scientifica di Las Vegas (ha lavorato anche come consulente per la prima serie di CSI), e su una serie di suoi saggi in merito alla ricostruzione dei corpi umani a partire dalle tracce dei vestiti, ipotesi molto controverse che hanno comunque portato alla soluzione di molti casi per cui era stata persa ogni speranza. Il costo di elaborazione è alto, ma per via delle fette di mercato che fanno capo a tutte le sottoculture di pornomani e paparazzi Adobe è convinta che sarà il faro guida dell’espansione urbi et orbi della Creative Suite 4. Allo stato attuale, invece, Photoshop prevede la sola possibilità di applicare il viso della tua fidanzata alle tette nude di un’altra persona, tipo Pamela Anderson, ma anche quello è un processo piuttosto lungo e laborioso –e per fare le cose come si deve serve una certa quale perizia. Nanni Cobretti, che mi gira la chiave di ricerca (trovata su i 400 calci), si dice molto dubbioso in merito a tutto il processo e consiglia di risparmiare tempo sparandosi le seghe direttamente sulla foto originale delle tette finte di Pamela. Potrei dire di essere d’accordo.

CARLO PASTORE HA UNA SORELLA (Brainstorming parte #4)

fish-bowl
Sogno, o son desto. In un caso o nell’altro scrivo in uno stato di torpore. Mi prendo una tregua dal turbine di cani da fregna che sta infestando le mie statistiche e al contempo mi metto un po’ in pari con alcuni amici che mi hanno mandato chiavi di ricerca e non le hanno ancora viste online (o me le hanno spedite oggi stesso, all’uopo). Il mio principale dubbio, al momento, riguarda quale film andarmene a vedere per primo tra Watchmen e The Wrestler, ma credo mi orienterò sul primo. Ve ne fate qualcosa? Nemmeno io. Volevo solo stemperare la tensione prima di pagare i debiti. In bocca al lupo, davvero. Vi tratterrei oltre ma sapete com’è. La prossima settimana altri upload.

Raibaz
QUANDO TI HO VISTO HO VISTO TUTTO NERO POI PIÙ NIENTE
Allora NON MI HAI VISTO, stronzo.

CHI È IL MUSICISTA PELATO CHE VA CON TUTTE LE DONNE?
Rob Halford. No, scherzo.

CHI USA LA PANNA NON SA CUCINARE
Questa è quel che si dice un’affermazione azzardata, anche se c’è da dire che l’abuso di panna da cucina tende a svilire molto alcuni piatti. Però ad esempio mia madre è una gran cuoca E tende all’abuso di panna. Alle volte s’è urlato bello forte a casa.

DRITTE MUSICA MINIMALE
William Basinski – The Disintegration Loops. Oppure Earth2. O non lo so, Raku Sugifatti.

FARE UNA PUNTURINA SUL POPÒ
Per popò si intende il culo. Siringa, batuffolo, stantuffo, fattogiàfatto etc.

FENG SHUI ORDINE DOPO LUTTO
Credo che il più ragionevole sia tutto per aria, ma dipende anche da quanto è Leggi il seguito di questo post »

VESTIRSI DA RAVANELL

radish

Post per il carnevale alle porte, chiave gentilmente fornita da Simone. La pigrizia del ricercatore, che non scrive la lettera finale del referrer, ci spinge a considerare due opzioni.

Finale “O”
Raphanus sativus radiculato. Per viver bene servono concetti e verdura, condividiamo la scelta. Importante soprattutto avere coscienza di una serie di cose legate al proprio corpo e certi elementi di botanica di base (sapevo che lavorare nelle sementi presto o tardi sarebbe servito). Prima scelta: ravanello saxa, o simili. Tondo, completamente rosso, la radice che ha, la foglia che ha. La tecnica-base di fabbricazione del costume non è dissimile da quella del travestimento da palle da biliardo (l’avrete fatto almeno una volta nella vita, di vestirvi da palle da biliardo assieme a una decina di amici e passare il tempo in un qualche locale del cazzo a venirvi addosso stile Jackass basso-romagnolo): gommapiuma, un’ossatura di base piuttosto rognosa da costruire, cartapesta, effetto lucido. Magari deputare ad un cappellino verde di cartacrespa il ruolo di foglia, ecco. Seconda scelta: un ravanello mezzo lungo. Più agevole, quantomeno perché l’ossatura può essere bypassata e sostituita da una buona imbottitura sulle spalle, pesante e spessa -quindi molto favorevole se voleste aggirare in giro a piedi per la città il giorno di carnevale, senza bisogno di cappotti che coprano. Terza opzione: ravanelli a candela. Inagibili e difficoltosi, per una questione di proporzioni occorre considerare l’idea di fare arrivare il fusto  almeno mezzo metro sopra la testa, con l’evidente problema di non essere adatti a quasi nessun contesto e possono creare un sacco di imbarazzo se li si indossa in posti con soffitto basso, passando dalle porte, fumando sigarette in prossimità di un termofunghetto incandescente, mentre ci si fa fare un pompino in automobile da una ragazza vestita da paperella, mentre stai facendo breakdance… Per un effetto scenico degno, senza sacrificare qualità della vita e troppo tempo nella creazione, consiglio di orientarsi sulla seconda opzione, e per quanto riguarda la tonalità cercate di orientarvi su un modello rosso a punta bianca, tipo il flamboyant -i ravanelli tutti bianchi o tutti rossi possono essere scambiati per altri tipi di ortive da tubero e/o per altra roba (tipo, che so, sigari cubani). Non funzionerebbe.

Finale “I”
Maglietta Juventus vintage ‘94/95, taglio di capelli fresco, un’abbondante spruzzata di vernice grigia spray sui capelli, infilare cotone sotto le gengive, tipo Marlon Brando nel Padrino (un po’ di mascella prominente non guasta), accento perugino. Tipo così, insomma.

STIRARE IL CAZZO

Son problemi.
No, scherzo: son problemi TUOI. Io non sento alcun bisogno di stirarmelo, e sai perché? Semplice: dieci anni fa ho sostituito il mio pene con un Teller Phaseolus Lavaindossa 6300 (serie limitata), che posso lavare quando mi pare e piace facendolo asciugare al sole senza alcun bisogno di stirarlo. Mia nonna, tuttavia, m’insegna che stirare un cazzo a dovere è quasi impossibile senza ferro a vapore, e segnala come ideale la temperatura che si usa per i misti poliestere. Per quanto mi riguarda non sono mai stato bravissimo a farlo (da qui la mia scelta di sostituirlo con uno più funzionale), ma ottenevo risultati molto migliori partendo dalla base ed andando avanti a piccoli cerchi concentrici fino alla punta.
Oppure no. Una strada alternativa è quella di arricciarlo e fare un bel cazzo a boccoli, secondo una pratica di cui mi ha parlato il mio amico Diego e che pare certe tizie sappiano implementare con una leggiadria che ha dell’incredibile. Naturalmente in quel caso servono una piastra arricciacapelli, un membro che si presti ed un insegnante migliore di quel che sarei io. Mi documento e metto qualche link più tardi.
Chiave fornita da Emiliano.

COSA POSSO DISEGNARE?

La Cappella Sistina. Fai una ricerca su google immagini, trovi una bella immagine grande, la salvi e la apri con photoshop, la trasformi in scala di grigio, magari gli fai pure un bell’effetto spatola (una cosa leggera se c’è modo), aumenti abbestia i contrasti e la stampi. Poi la ricalchi con un pennarello nero a punta grossa e te l’appendi in soggiorno.

(post corto ed autogenerato. Qualcuno lo sta cercando in questo momento, magari stasera ha altro da fare…)

COSA FARE SE LA RUOTA DEL CARRELLO DELLA SPESA SI BLOCCA

Per intanto faccio mio il consiglio della centralinista della salsa Worcestershire nel primo speciale Halloween di South Park: non perdete la calma e non mettetevi a decapitare zombie a destra e a manca. È la prima regola.
La seconda regola è quella di contestualizzare l’incidente, così da individuare al meglio possibili vie d’uscita dall’impasse. Per capirci: un problema è se la ruota si blocca mentre passeggi disinvolto e svagatissimo in giro per il centro commerciale fingendo di non notare la mammina trentasettenne dalle tette grosse sei metri avanti a te; un altro problema è se si blocca una ruota del carrello mentre ti stai lanciando da una strada in discesa in qualche deserta zona residenziale periferica della tua cittadina dentro un carrello della spesa, magari facendo a gara a chi arriva prima a terra tra te ed alcuni amici ancor più decerebrati di te –magari facendo a gara. Nel primo caso è un problema d’impaccio o al limite d’impiccio, e comporta semplicemente un certo grado di goffaggine improvvisa che renderà più difficile portare a letto la mammina; nel secondo caso è un problema di incolumità personale e va risolto nel giro di circa un secondo. Nel primo caso si agisce sul problema in sé, nel secondo sulle conseguenze indirette della cosa –fratture, escoriazioni, una testa di cazzo che si rompe e cose del genere. E via di questo passo. Di per sé, anche fuori di esempi tanto aleatori, è necessario comunque contestualizzare maggiormente anche il problema della rottura dal punto di vista puramente descrittivo. Come ben sapete infatti, parlando di assetto delle ruote esistono diversi tipi di carrelli, classificabili principalmente in tre grandi macro-categorie. Delle quattro ruote di cui il carrello della spesa-tipo è provvisto possono esserci due o quattro ruote in grado di curvare (assecondando la curvatura del piano in cui il carrello corre e la direzione imposta dalla mano che lo guida), e se ce ne sono due possono essere le due anteriori e le due posteriori –fermo restando che la maggior parte degli esercizi, soprattutto se parliamo di carrelli-spesa leggeri da supermercato e non di carrelli da carico tipo magazzini cash’n’carry (per delucidazioni sulle differenze consiglio molto il portale carrelli.it), preferisce oggigiorno orientarsi su carrelli con quattro ruote in grado di curvare (mi perdonerete se non conosco il termine tecnico per definirle). La differenza tra ruote fisse e ruote girevoli –in senso orizzontale- è importante sia per definire la gravità dell’incidente in sé che per definire il luogo d’origine del danno. Nel caso di una ruota fissa è piuttosto ragionevole pensare che il problema origini dal mozzo, probabilmente un pelo di caprone s’è ad esso impigliato ed impedisce lo scorrimento delle ruote. Altrimenti è necessario precisare se il bloccarsi della ruota in questione è il bloccarsi della dinamica di base (cioè del girare della ruota stessa) o se piuttosto si sia bloccata la ghiera che permette alla ruota di curvare. In un caso o nell’altro, in ogni caso, la maggior parte delle situazioni in cui vengono usati carrelli da spesa, superfici pavimentate e velocità moderata, consente agevolmente di fermarsi, chinarsi un paio di secondi (ma attenzione a lasciare i vostri effetti personali incustoditi sul carrello mentre state piegati, specie se siete affetti da disturbi percettivi quanto lo sono io: potrebbe arrivare chiunque e fregarveli poco sopra il vostro naso, comprarsi una cassa di grappa con i vostri contanti non-rintracciabili e brindare alla facciaccia vostra fino al coma etilico) e verificare il danno in essere. se si tratta di un chicco di caffè presente nell’ingranaggio potrete senz’altro rimuoverlo a mani nude, o al limite usando una delle chiavi del vostro mazzo –il mondo è pieno di igienisti, e qui non si discrimina nessuno. Se il problema invece è la rottura di uno dei componenti, potrebbe essere un vostro diritto/dovere segnalarlo al direttore del supermercato, ma molti di essi sono personaggi con la puzza sotto il naso che vedono di cattivo occhio chi interrompe il loro lavoro di pianificazione con quelle che considerano facezie. Potreste addirittura uscire dal supermercato, prendere un altro carrello e lasciare il carrello disastrato in mezzo alla corsia come se non fosse un problema vostro –soluzione all’italiana. Per quanto mi riguarda è una soluzione a costo zero: Dalle parti del 2000, sto tirando ad indovinare sulla data, Conad regalò per natale ai suoi clienti un portachiavi agganciato ad una moneta finta con la quale potevasi estrarre il carrello dal gancetto senza dover tenere l’euro di cauzione che di solito occorre versare. Se per voi invece perder quella moneta possa essere in qualsiasi modo deleterio/infausto/sconveniente, dovrete in qualche modo arrancare con il vs. carrello danneggiato fino alla rastrelliera dove l’avete comprato, riporlo come se non fosse un problema vostro –all’italiana– e dirigervi fischiettando verso l’auto con la vostra spesa. E se posso permettermelo, mi auguro che anche la busta di plastica sia bucherellata, si sbraghi a metà strada e vi costringa ad un’enorme figura di merda nel parcheggio.

su einvece.