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spiega cose che qualcuno crede vadano spiegate

Tag: fashion

DOVE POSSO ACQUISTARE PANTALONI ADIDAS

jd

Caro navigante,
comprendo ed abbraccio la tua frustrazione. Anche io sono in mezzo a una paturnia piuttosto simile da un paio d’anni circa: cerco un negozio dalle mie parti che venda queste scarpe da quando le ho viste ai piedi di Bob Weston, e sono due anni che mi vedo risponder picche. Senza perdermi in ciance, alcune ricerche su internet mi hanno permesso di scoprire che Adidas è un’azienda tedesca specializzata in abbigliamento sportivo da sessant’anni e passa. E se è riuscita a sopravvivere nella memoria collettiva in quello spietato business che è lo sport-fashion di nicchia qualcosa vorrà dire. Sono quasi convinto, tra l’altro, che le scarpe a cui ero più affezionato in assoluto, un paio di sneakers che trovai al mercato intorno ai quattordici anni e che portai ogni giorno della mia vita fino ai ventidue, portassero proprio questo brand. La cosa brutta dell’acquistare pantaloni, tuttavia, è che tendono ad essere scelti in funzione di uno scopo più alto del mero feticismo legato ad un brand -più che altro li si compra per indossarli, ecco. AKA, trovare un distributore online può rivelarsi efficiente dal punto di vista dei costi ma assolutamente improbo a livello di taglie, colori e quant’altro. La foto non è l’oggetto, così come la mappa non è il territorio (lo diceva De Niro in Ronin). Mamma e papà sanno di cosa hai bisogno, e sanno qual è la tua taglia. Ma tu hai una coscienza di te decisamente più scarsa rispetto a quella della donna che ti compra le mutandine da quanto sei nato.
Così, insomma, negozi nella tua città che trattino il marchio Adidas. è dura, visto e considerato che non so da dove stai digitando. Volendo parlare in generale, mi sento di darti alcuni buoni consigli per la scelta di possibili candidati. Prima cosa: lascia stare le grosse strutture, standardizzate su un piattume depressivo di grandi marche e brand da catena low-cost, e poco inclini a rischiare su una firma di vecchia scuola che si specializza in capi d’abbigliamento dal taglio inossidabile e classicissimo, un’attitudine che la grande distribuzione ha imparato a vedere come una sfida diretta a dettami di qualità o di arroganza predatoria da principi del mercato dell’abbigliamento. Dirigiti piuttosto verso i piccoli negozi di nicchia, magari quelli specializzati in streetwear, ma che non siano troppo carichi di se stessi e fissati con il nuovo brand ad ogni costo. Ed evita coloro che ti vendono uno stile di vita assieme ai pantaloncini, al fine di non farti dissanguare al momento di pagare il conto -in fin dei conti occorre pensare al portafoglio, in momenti di crisi. Quanti ne rimarranno fuori? Forse uno o due in tutta la città, probabilmente gestiti da vecchietti decrepiti che del vestire comodo hanno fatto la propria missione di vita e sanno coltivare rapporti commerciali di lunga durata con un brand che è cresciuto insieme a loro e li ha aiutati a definire la loro estetica. Ed è proprio in quegli scaffali malfermi che potresti trovare, dopo mesi e mesi di ricerca, un paio di pantaloni di felpa Adidas che mostrino a tutti l’appeal classico e sobrio, sebbene lontano da dietrologie di sorta, che il tuo camminare va scandendo a chiare lettere. Non è una passeggiata, ma ne vale la pena.

Per chiunque sia interessato a conoscere Adidas, giro il link al sito ufficiale, se vogliamo un po’ spartano -segno di una gestione ancora estremamente DIY che ha quel che di eroico. Referrer fornito da Giorgio.

VESTITO PER ANDARE A UN CONCERTO

(so che è una chiave già parzialmente sfruttata, ma stanno bombardando di richieste le mie statistiche)

Ed è vero. è un problema. Sempre più difficile è scegliere il logo da sfoggiare con orgoglio ai concerti, perchè la musica ormai è affare davvero di tutti.

Lanciare un messaggio tranciante non basta più.
La maglietta di Superman non basta più.
La maglietta figa dei Motorhead comprata ai banchetti dell’usato (apposta per far vedere ai vostri amici che li ascoltate da prima che esistessero gli hawkwind) non basta più.
La maglietta dei Beatles ai concerti degli Slayer non basta più
La maglietta dei Naked City ai concerti dei Matmos non basta più.
Sono tempi di apertura mentale.
Sono tempi dove ognuno deve far sapere di essere più eclettico e trasversale.
Per venire incontro a questi tempi ci sono due modi:

1) giri con la maglietta di Fastweb sperando che la gente colga l’ironia.

2) Energumen Industries (io) ha lanciato come una bomba sul mercato un nuovo concetto di abbigliamento:

la TWI-SHIRT.

la Twi-Shirt, stampata artigianalmente in serie limitata (se volete ci scrivo pure il numero sopra con i colori a stoffa) e attenta al reale bisogno di mostrare da SUBITO, sotto al palco a qualsiasi concerto, un chiaro spettro di cosa ascolto io a casa, senza che tu mi possa prendere per un metallaro ritardato o per un gay-popper.

il primo take della twi-shirt è una serigrafia Coldplay/Burzum che potete trovare a QUESTO indirizzo.
il secondo take è la maglietta Agathocles/MGMT che vedete qui sopra. Accetto ordini alla mia solita mail, e c’è uno sconto se assieme all’ordine mi mandate una chiave di ricerca davvero figa. I prossimi take in commercio saranno Crass/Myspace, BarackObama/FlavioBriatore e Madonna/Racebannon. Restate sintonizzati.

ESISTE UNA VIA DI MEZZO TRA DARK E NORMALI?

Sì, si chiama caffelatte. A parte le celie che una domanda talmente stupida può generare in gente agguerrita come ad esempio chi scrive, occorre che specifichi cosa intendi per dark e normale quando le metti a raffronto. È facile infatti incappare in una concezione vagamente aristotelica di normalità, che tenda a collocarla grossomodo a metà di uno spettro delimitato da due caratteri estremi. “Che la virtù etica è dunque una via di mezzo, e come lo è, e che è via di mezzo di due vizi, uno per eccesso, l’altro per difetto, e che è tale per il fatto di essere tendente al giusto mezzo che ha luogo nelle passioni e nelle azioni, è stato sufficientemente detto” (l’ho trovata qui). Nel caso specifico, insomma, potrebbe volersi dare che persona “normale” è chiunque sia più o meno distante tanto dal concetto di darkettone preso male dalla vita e con la foto di Rozz Williams al posto del crocifisso in cameretta, quanto dalla ventunenne euforica con il lecca lecca ed il poster di Napoleon Dynamite. Il che significa che nel caso concreto stai cercando uno stile dark per tre quarti, il che significa una specie di poeta maledetto con tendenze suicide ma che sappia sciogliersi di fronte all’incredibile poesia di un’alba sul mare, almeno una maglietta gialla nel guardaroba e cazzi del genere. Ti invito comunque a considerare che quasi tutti noi abbiamo un lato oscuro, e questo mi dà comunque da pensare rispetto a quella che sospetto sia la tua attitudine, vale a dire l’arrogante definire “normale” uno stato mentale che esuli del tutto qualsiasi sfumatura riconducibile al concetto di “dark”. Rather be peripatetico than indiepopper, per dirla alla Kurt Cobain.
Comunque sono problemi tuoi. Visivamente esiste un’intera gamma di vie di mezzo tra “dark” e normale, pensa solo alla maschera di luminosità di Photoshop, al fatto che puoi tirare la tapparella della tua finestra a metà o a un quarto, al crepuscolo, al grigio metallizzato e ai tatuaggi scoloriti. Parlando di fashion una discreta via di mezzo tra dark e normale è pantaloni aderenti di latex con anfibione nero, cintura piena di borchie e catene, camicia Benetton rosa con un bottone slacciato, barba di due giorni, berretto New York Yankees e Flik Flak al polso. Contemporaneo, pregno, street, dinamico. Magari prova qualche accostamento con il Gira La Moda.

pescato da Colas nei referrer di stereogram.